Riforma del Csm: cambiamenti in arrivo dopo il referendum di febbraio 2026

18.02.2026 12:25
Riforma del Csm: cambiamenti in arrivo dopo il referendum di febbraio 2026

Roma, 18 febbraio 2026 – Recentemente il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), organo fondamentale per l’autonomia e l’indipendenza della magistratura ordinaria dai poteri politici, si prepara a un possibile cambiamento significativo in seguito al referendum previsto nei prossimi mesi, riporta Attuale.

La nascita del Csm

Il CSM nasce come organo costituzionale con l’entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana, il 1° gennaio 1948, ma diventa operativo solo dieci anni più tardi, nel 1958, grazie all’approvazione della legge 195, che disciplina la sua struttura e competenze. In quell’anno, l’organo inizia a esercitare pienamente le sue funzioni. La sua sede è situata a Roma, nel Palazzo dei Marescialli in piazza dell’Indipendenza.

Come funziona il Consiglio Superiore della Magistratura oggi

Il CSM è composto da 27 membri: 16 magistrati eletti dai colleghi e 8 membri laici selezionati dal Parlamento tra professori universitari di diritto e avvocati con almeno 15 anni di esperienza. A questi si aggiungono tre membri di diritto: il Presidente della Repubblica, il Primo Presidente della Corte di Cassazione e il Procuratore Generale presso la Cassazione. Il loro mandato dura quattro anni e non è immediatamente rinnovabile. L’equilibrio tra magistrati e membri laici garantisce un bilanciamento tra autonomia tecnica e controllo istituzionale. L’organismo opera attraverso commissioni interne e una sezione disciplinare che esamina eventuali illeciti da parte dei magistrati. Le sue funzioni principali includono nomine e promozioni dei magistrati, assegnazione delle sedi, trasferimenti e procedimenti disciplinari, decidendo quindi carriere e responsabilità.

Chi presiede il CSM

Il CSM è presieduto dal Presidente della Repubblica, attualmente Sergio Mattarella, che ne è membro di diritto. Gli articoli 87 e 104 della Costituzione attribuiscono al capo dello Stato la presidenza del CSM, affermando la sua rilevanza costituzionale. Il Consiglio, come organo di amministrazione della giurisdizione, è responsabile della garanzia dell’autonomia e dell’indipendenza dei magistrati ordinari. Esso adotta provvedimenti che incidono sullo status dei magistrati, occupandosi di assunzioni, trasferimenti, promozioni, e gestione dell’attività dei magistrati onorari, oltre a giudicare le condotte disciplinarmente rilevanti dei magistrati.

Come cambierebbe il Csm (se vincesse il ‘Sì’ al referendum)

Tra poche settimane, gli elettori saranno chiamati a esprimersi su un referendum costituzionale confermativo riguardante la riforma della giustizia voluta dal Governo e approvata dal Parlamento il 30 ottobre 2025. La riforma mira a modificare la Costituzione in vari articoli, con un tema centrale: la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e pubblici ministeri, comportando una trasformazione significativa del CSM. Se il “Sì” prevalesse, la riforma comporterebbe l’abrogazione del CSM unitario in favore di due organi distinti: uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, ciascuno responsabile delle rispettive carriere. Inoltre, una parte significativa dei membri sarebbe selezionata non più tramite elezione tra pari, ma tramite sorteggio, ispirato dalla creazione di liste predisposte dal Parlamento. Questo cambiamento mira a ridurre l’influenza delle correnti interne, sebbene sollevi interrogativi sulla rappresentatività. Infine, la gestione della disciplina dei magistrati non sarebbe più compito del CSM, ma di una nuova Alta Corte Disciplinare di rango costituzionale, composta da membri tra magistrati e professionisti esterni.

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