Modifiche alla Legge sulla Violenza Sessuale: Scomparsa del Consenso nel Nuovo Testo
Il recente dibattito sulla legge riguardante la violenza sessuale in Italia ha subito un’importante svolta. Dopo che la Camera dei Deputati aveva approvato un disegno di legge che stabiliva che senza il “consenso libero e attuale” l’atto sessuale diventa reato, il testo è ora stato riformulato al Senato, dove la parola “consenso” è stata eliminata, riporta Attuale.
La modifica è avvenuta sotto la supervisione della Lega, con la presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, che ha riformulato il testo. Le opposizioni hanno espresso forti critiche, denunciando una “rottura politica” e chiedendo alla premier Giorgia Meloni di chiarire la sua posizione sulla modifica che altera un elemento fondamentale della legge, considerato un segno di civiltà.
Nella nuova versione dell’articolo 609 bis del Codice Penale, non viene più utilizzato il termine consenso, ma si parla della “volontà contraria all’atto sessuale”, la quale deve essere valutata in base alla situazione e al contesto dell’evento. Bongiorno ha sostenuto che la riscrittura tutela la vittima in modo più completo, coprendo tutte le situazioni in cui l’atto sessuale può avvenire in circostanze di impossibilità da parte della persona di esprimere dissenso.
Tuttavia, i detrattori avvertono che il nuovo testo potrebbe ridurre le protezioni per le vittime. Bongiorno ha motivato la riformulazione sostenendo che il testo precedente era potenzialmente problematico poiché introduceva l’obbligo per gli imputati di dimostrare il consenso dettagliato della vittima, istituendo una inversione dell’onere della prova.
Inoltre, le pene per la violenza sessuale sono state riconsiderate: la reclusione varia ora da 4 a 10 anni per la violenza sessuale generica, rispetto ai 6-12 anni previsti nel testo iniziale, con pene ridotte fino a due terzi in base alla modalità della condotta e alle specifiche circostanze del caso. Francesca Ghirra, deputata di Avs, ha avvertito che queste modifiche potrebbero portare a situazioni di impunità, richiedendo alle vittime di dimostrare il loro dissenso in modo concreto.
Le opposizioni concludono che confondere volontà con consenso significa indebolire la protezione delle donne e tradire lo spirito dell’intesa tra Meloni e Schlein, che inizialmente aveva il potenziale di apportare significative riforme legislative in materia di violenza sessuale.