Rivoluzione imminente sui dazi

31.07.2025 13:35
Rivoluzione imminente sui dazi

Conto alla rovescia sui dazi

Mancano poche ore, poi la partita dei dazi arriverà al fischio finale: la scadenza per trovare un accordo con gli Stati Uniti è fissata per oggi, e Trump ha annunciato che non verrà prorogata. Molti Paesi stanno cercando di ottenere una intesa dell’ultimo minuto oppure altro tempo, ma sono abbastanza pessimisti. Ci potrebbero comunque essere i supplementari: il segretario al Tesoro Scott Bessent ha affermato in tv che anche dopo la «deadline» si potrà negoziare per cambiare le percentuali. Facciamo dunque un punto sulle trattative e sui diversi esiti, dalla Corea del Sud al Messico, dall’Unione europea al Canada, dal Brasile all’India. Sulle tariffe, per gli Usa, c’è un’altra partita, tutta differente: quella con la Cina, che continuerà ancora per giorni, riporta Attuale.

Continuiamo con i due fronti di guerra, Gaza e Ucraina, tra mosse diplomatiche e conteggi delle vittime che salgono ancora. Poi il caso Epstein, i piani di Kamala Harris, il dietrofront della Nuova Zelanda su petrolio e gas. E, in chiusura, la storia di una particolare penna nordcoreana.

Buona lettura.

Alla vigilia della scadenza ufficiale del primo agosto, Donald Trump ha annunciato trionfante che è stato raggiunto un accordo in extremis con la Corea del Sud, mentre i negoziati con l’India sono falliti. Quest’ultima si prepara ad affrontare i dazi americani, previsti al 25% per le esportazioni verso gli Usa, rispetto al 15% per la Corea del Sud. Trump ha anche inaspettatamente aggiunto una penalità legata ai rapporti commerciali tra Nuova Delhi e Mosca, che si sono intensificati dopo l’invasione dell’Ucraina.

Si sta consumando lo scontro tra due nazionalismi, il «Viksit Bharat» di Modi contro l’«America First» di Trump. Pur definendo l’India un «Paese amico», Trump ha ribadito che le tariffe indiane sono «troppo alte», accusando New Delhi di imporre «barriere commerciali» tra le più elevate al mondo. Le tariffe indiane nel 2023 si sono attestate mediamente al 17%, proteggendo in particolar modo i settori dell’agricoltura, dell’automobile e della motocicletta. Una resa alle istanze ultraliberiste di Trump porterebbe a conseguenze disastrose per l’economia indiana, dato che l’agricoltura, sebbene rappresenti poco più del 18% del PIL, impiega quasi la metà della forza lavoro.

In Corea del Sud, invece, Seul accetterà di investire 350 miliardi di dollari negli Stati Uniti in cambio di uno sconto sui dazi, e garantirà accesso totale ai prodotti americani, comprese automobili e beni agricoli. Questo accordo sarà formalizzato entro due settimane, quando il presidente sudcoreano Lee Jae Myung si recherà alla Casa Bianca.

Il confronto sui dazi tra americani ed europei si sta ingarbugliando. Da Bruxelles giungono indiscrezioni secondo cui le due parti potrebbero non riuscire a sottoscrivere, entro domani, la tanto attesa dichiarazione congiunta. Se ciò dovesse accadere, Trump ha già avvisato che le dogane americane applicheranno dazi del 30% sulle merci europee a partire dal primo agosto. Questo scenario potrebbe trasformarsi in realtà se non sarà siglato un accordo condiviso.

Mentre i tempi si stringono, rimane da vedere se Trump concederà una proroga all’Unione Europea, nonostante il tempo stringe. L’incertezza che circonda la situazione ha generato confusione. Tuttavia, va ricordato che una eventuale dichiarazione congiunta non avrebbe valore giuridico, ma sarebbe necessaria per procedere verso un vero trattato da sottoporre all’approvazione dei 27 Stati membri dell’Unione Europea e del Parlamento europeo.

Nel caso i negoziati dovessero allungarsi, a partire dal 2 agosto, due opzioni si presentano: mantenere la tariffa attuale del 10% o, come accennato da Trump, passare direttamente al 30%.

Mi aspetto che ci siano ulteriori sviluppi spettacolari nella partita dei dazi, poiché gioca un ruolo cruciale non solo nel commercio, ma anche nelle relazioni geopolitiche globali.

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