Sanae Takaichi potrebbe infrangere la tradizione secolare del sumo giapponese

12.11.2025 09:05
Sanae Takaichi potrebbe infrangere la tradizione secolare del sumo giapponese

La prima ministra giapponese Sanae Takaichi di fronte a una tradizione di esclusione nel sumo

Sanae Takaichi, la prima donna a ricoprire il ruolo di prima ministra del Giappone, si trova ad affrontare una questione controversa riguardante la tradizione del sumo, riservato agli uomini. Il 23 novembre, il vincitore del torneo di Fukuoka riceverà vari premi, tra cui la coppa del primo ministro, eccezionalmente consegnata dal capo di governo. Tuttavia, nel mondo del sumo professionistico, il dohyō, il ring di combattimento, è esclusivamente maschile, e le donne non possono né entrarvi né toccarlo, riporta Attuale.

Durante una conferenza stampa, il quotidiano giapponese Japan Times ha chiesto al capo di gabinetto del governo, Minoru Kihara, se Takaichi intenda partecipare al torneo e consegnare la coppa del primo ministro, come fatto in passato dai suoi predecessori, tra cui Shinzo Abe. Kihara ha risposto che non è stata ancora presa una decisione, ma ha sottolineato che la prima ministra «ha grande rispetto per la cultura del sumo giapponese e desidera preservarne gli aspetti tradizionali». Ha poi affermato che il governo valuterà la situazione in base alla scelta della prima ministra.

Con le sue posizioni conservatrici, Takaichi sembra più propensa a rispettare la tradizione e a non salire sul dohyō.

Il Japan Times ha interpellato anche l’associazione giapponese di sumo, composta esclusivamente da uomini, per sapere se Takaichi possa diventare la prima eccezione a questo protocollo. Tuttavia, l’associazione ha rifiutato di rispondere, limitandosi a dichiarare che il suo compito è «tutelare e tramandare la cultura tradizionale del sumo».

In Giappone, sebbene le donne possano praticare il sumo a livello amatoriale, l’accesso al professionismo è vietato, riflettendo credenze legate allo shintō, che ancora influenzano la partecipazione femminile in vari ambiti, compresi alcuni templi. Questa consuetudine è nota con il termine nyonin kinsei e si basa sull’idea che il sangue legato al parto o alle mestruazioni possa compromettere il sacro, come considerato il dohyō.

Di conseguenza, è stato sempre vietato alle donne di calpestare il dohyō negli eventi ufficiali. Nel 2018, per esempio, a Tomoko Nakagawa, ex sindaca di Takarazuka, fu negato l’accesso durante un evento. Pochi giorni prima, due donne intervenute per assistere un politico svenuto sul dohyō, tra cui un’infermiera, furono subito allontanate.

Questo episodio ha generato polemiche, portando l’associazione di sumo a costituire una commissione di esperti indipendenti per rivedere le politiche di esclusione delle donne. Recentemente, in risposta a domande del quotidiano Asahi Shimbun, l’associazione ha affermato di non aver ancora adottato una decisione.

1 Comments

  1. Ma dai, che assurdità! È impossibile che nel 2023 ci siano ancora tradizioni che escludono le donne in quel modo. Se la Takaichi davvero volesse portare un cambiamento, dovrebbe farsi sentire! In Italia abbiamo appena scoperto che il femminismo è necessario, ecco, che dire di più?

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