Nomina storica: Sarah Mullally diventa arcivescova di Canterbury
La Chiesa di Inghilterra ha nominato Sarah Mullally arcivescova di Canterbury, segnando un traguardo storico come prima donna a ricoprire questo ruolo nei circa 500 anni di esistenza dell’istituzione ecclesiastica, e prima a occupare la massima carica di una grande religione, diversamente da altre tradizioni dove le donne possono accedere a posizioni simili. L’arcivescova di Canterbury funge da principale autorità della Chiesa di Inghilterra e rappresenta circa 85 milioni di fedeli anglicani nel mondo, riporta Attuale.
La nomina di Mullally è il risultato di riforme avviate dall’ex arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, il quale ha sostenuto una maggiore inclusione delle donne nella Chiesa anglicana. Welby si era dimesso nel novembre 2024, dopo accuse di aver insabbiato un grave caso di abusi sessuali, dando inizio a un processo che ha portato alla selezione di Mullally.
In contrasto con il rapido processo di elezione del papa della Chiesa di Roma, che avviene in meno di venti giorni, la nomina di Mullally è stata ben più lenta. La votazione è stata condotta da un comitato di 17 membri, rappresentanti delle più alte cariche ecclesiastiche, all’interno di una commissione di 20, di cui tre sono presenti senza diritto di voto. La nomina ufficiale è stata effettuata dal re Carlo, capo della Chiesa d’Inghilterra, su indicazione del primo ministro Keir Starmer, un passaggio normalmente formale nel quale il premier segue le raccomandazioni della commissione, senza obbligo legale di hacerlo.
Nonostante l’abilitazione delle donne a diventare vescovi nella Chiesa anglicana risalga al 2014, persistono resistenze significative alla loro inclusione in ruoli di leadership, in particolare nei paesi più conservatori. Pertanto, la nomina di Mullally non era affatto scontata. La religione anglicana, diffusa in 165 paesi nel mondo a seguito del colonialismo britannico del Novecento, si compone di 46 chiese diverse, tutte nonostante ricollegate a quella d’Inghilterra, ma con approcci che variano notevolmente: le chiese britanniche e statunitensi sono generalmente più progressiste su tematiche come l’inclusione delle donne e delle persone LGBTQIA+, mentre quelle africane e asiatiche tendono a rimanere più conservative.
Attualmente, all’interno della Chiesa d’Inghilterra, che mostra una maggiore apertura al cambiamento rispetto alla Chiesa di Roma, si sta discutendo di riforme per unire le varie correnti disomogenee. Una delle proposte in agenda include la creazione di una nuova figura con un mandato di sei anni, che potrebbe assumere alcuni compiti dell’arcivescovo di Canterbury, rappresentando alternativamente le diverse chiese dei vari continenti.