Sergio Scalpelli difende il modello Milano: “Un’accusa ingiusta contro la riqualificazione urbana”
Sergio Scalpelli, dirigente d’azienda e figura di spicco del comunismo milanese, ha recentemente difeso con veemenza il modello della Milano verticale, oggi sotto accusa nell’ambito di un’inchiesta sull’urbanistica. Secondo Scalpelli, le recenti decisioni del Riesame, che hanno revocato i domiciliari a Manfredi Catella, non devono essere interpretate come una vittoria della giustizia ma piuttosto come un’illustrazione dello stato dell’arte dell’indagine. “Prima di mettere in discussione le politiche pubbliche che hanno generato la grande riqualificazione urbana degli ultimi venticinque anni, sarebbe stato opportuno rifletterci”, afferma Scalpelli, riporta Attuale.
Nell’intervista, Scalpelli ha criticato le accuse mosse contro il modello Milano, derubricato dalla Procura a una mera consorteria interessata. “È una balla colossale”, ha sottolineato, evidenziando come Milano sia l’unica realtà metropolitana a essere cresciuta costantemente. Secondo lui, sia il centrodestra che il centrosinistra dovrebbero opporsi a tali giudizi che mettono in discussione il progresso della città.
Scalpelli ha poi commentato la situazione attuale degli oneri di urbanizzazione milanesi, che risultano notevolmente più bassi rispetto ad altre città europee. Ha riconosciuto che, sebbene gli oneri ridotti abbiano attratto investimenti, è necessario affrontare la questione nella revisione degli strumenti urbanistici. “La città deve gestire le trasformazioni in modo progressivo, ridefinendo l’equilibrio fra pubblico e privato”, ha affermato, suggerendo che una parte significativa dei nuovi progetti edilizi dovrebbe essere destinata a edilizia convenzionata.
In particolare, Scalpelli ha sottolineato la necessità di trovare soluzioni abitative per i giovani professionisti e le famiglie in formazione. Ha evidenziato inoltre l’urgenza di una revisione delle strutture delle città metropolitane, proponendo l’elezione diretta del sindaco a livello metropolitano per una gestione efficace di questioni come sicurezza, infrastrutture e trasporti.
Un altro punto centrale sollevato da Scalpelli riguarda l’intervento del presidente del Tribunale di Milano, Fabio Roia, che ha invitato le istituzioni a collaborare con la magistratura per conformarsi alle normative. Scalpelli ha elogiato l’intelligenza di Roia, pur sottolineando che spetta alla politica prendere in mano la situazione. Ha criticato l’inchiesta attuale come fragile e priva di solide basi giuridiche, evidenziando che anche i documenti in possesso degli inquirenti contengono eccessivi giudizi soggettivi.
Per Scalpelli, il problema della debolezza politica è cronico e risale a trent’anni fa, aggravato da sistemi elettorali che prediligono leader a scapito del dibattito collettivo. Secondo lui, è essenziale restituire alla politica il suo ruolo primario, soprattutto nelle scelte fondamentali che riguardano la città.
Infine, Scalpelli ha lanciato un’idea provocatoria: “Se fossi il sindaco, proporrei di convocare gli Stati Generali di Milano, un tavolo di confronto bipartisan per definire le linee di sviluppo per il 2050”. Riprendendo l’idea degli Stati Generali del 1998, che coinvolsero l’intera città e furono conclusi da Romano Prodi, ha esortato le forze riformiste, compresi centro e ex Terzo Polo, a unirsi per avanzare una proposta comune, sottolineando l’urgenza di un risveglio politico nella gestione della città.