Bombe dell’Idf su Teheran soffocano il dibattito sul referendum del 22 e 23 marzo

05.03.2026 09:25
Bombe dell'Idf su Teheran soffocano il dibattito sul referendum del 22 e 23 marzo

Le bombe dell’Idf suscitano interrogativi sul referendum in Italia

Roma, 5 marzo 2026 – Le bombe dell’Idf su Teheran hanno provocato un grande sconquasso in Iran, ma nello stesso tempo hanno avuto l’effetto di silenziare il dibattito sul referendum del 22 e 23 marzo, riporta Attuale. Fino a una settimana fa, ogni dichiarazione del ministro Carlo Nordio o del suo concorrente mediatico Nicola Gratteri attirava l’attenzione dei media, assicurando ampi spazi sui quotidiani e titoli dominanti nei telegiornali serali.

Attualmente, le discussioni sulla riforma sembrano trovare una collocazione marginale, relegandosi a sezioni meno visibili, poco prima degli spettacoli serali. Alla luce di ciò, sorge spontanea una domanda: a chi giova questo “silenzio-stampa di fatto” riguardo alle imminenti elezioni? Pur essendo difficile fornire una risposta definitiva, è evidente che la questione è rilevante. Due fattori contrapposti complicano la comprensione delle conseguenze di questo cambiamento emotivo dell’opinione pubblica.

Da un lato, le proiezioni indicavano una bassa affluenza, direttamente correlata all’esito referendario: un’affluenza elevata potrebbe favorire il “Sì”. Tuttavia, l’attenzione attuale sulla guerra, insieme agli effetti economici come l’aumento dei costi energetici, non faciliterà la sensibilizzazione dei cittadini sulla necessità di recarsi alle urne. Questo si traduce in un punto a sfavore della riforma Nordio.

Dall’altra parte, il fronte del No contava molto su una mobilitazione generica contro il governo di Meloni, il cosiddetto “effetto Cnl”, uno dei pochi ambiti in cui il Campo largo riesce a mantenere una certa coesione. Per generare tale effetto, è fondamentale mantenere alta l’attenzione generale, ma la copertura mediatica rivolta prevalentemente agli eventi in Medio Oriente distoglie l’attenzione da questo obiettivo.

Questi potenziali effetti contrapposti rendono ancor più difficile formulare previsioni, ma potrebbero anche offrire un’opportunità: riportare il confronto tra Sì e No sui contenuti, allontanando la discussione da toni provocatori da entrambe le parti. Un approccio desiderato anche dal presidente Mattarella.

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