Solidarietà al poliziotto ferito durante il corteo anarchico a Roma
Un salvaschermo di solidarietà è scattato dal governo di Giorgia Meloni dopo il ferimento del funzionario di polizia Francesco Romano durante il corteo anarchico a Roma in sostegno di Alfredo Cospito. Questo evento si incastra in un’accelerazione da parte dell’esecutivo sul Dl Sicurezza, il cui esame ha preso avvio oggi in Commissione alla Camera, con l’obiettivo di giungere a conclusione entro il 25 aprile, riporta Attuale.
La premier Meloni ha espresso la sua solidarietà al poliziotto, colpito al volto da una bottiglia, avvertendo chi “pensa di intimidire lo Stato con la violenza” che non avrà successo e sottolineando la determinazione del governo a non indietreggiare. Sulla stessa lunghezza d’onda il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il quale ha contattato Romano, elogiando il suo “impegno, professionalità e coraggio” quale “esempio di civiltà”. Piantedosi ha denunciato la crescente violenza gratuita durante le manifestazioni, ribadendo che le forze dell’ordine sono un presupposto “irrinunciabile” per la convivenza civile e ha annunciato un incontro con l’agente ferito.
Il coro dei membri del governo si amplia: Paolo Zangrillo ha deplorato il “furore ideologico” e l’uso delle piazze come strumenti di intimidazione, mentre Orazio Schillaci ha condannato “ogni forma di violenza” e ha sottolineato il ruolo quotidiano delle forze dell’ordine nella protezione della collettività.
Anche i rappresentanti della maggioranza hanno assunto toni severi nei confronti della sinistra, accusata di silenzio. Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, ha rivendicato una netta scelta di campo “dalla parte delle Forze dell’Ordine”. Alessandro Colucci (Noi Moderati) ha ricordato che la manifestazione non può mai degenerare in violenza. Seppur con toni più istituzionali, anche i membri dell’opposizione, come Maria Elena Boschi e Raffaella Paita di Italia Viva, hanno condannato gli atti violenti ed espresso solidarietà all’agente.
Nel frattempo, mentre il tema della sicurezza è oggetto di dibattito politico, il governo prosegue con l’accelerazione del decreto omonimo. Dopo dieci ore di discussione, il Senato ha approvato il provvedimento con 96 voti a favore e 46 contrari, un passo importante verso l’esame alla Camera, dove è necessaria la conversione in legge entro il 25 aprile. L’agenda è serrata: dopo l’esame in commissione Affari costituzionali, domani mattina si avvierà la discussione in Aula a Montecitorio. Si prevede che il governo ponga la questione di fiducia, seguita dalle dichiarazioni di voto e dal voto stesso nel primo pomeriggio. Successivamente, l’opposizione potrebbe utilizzare le richieste di ordine del giorno per allungare i tempi con un’azione di ostruzionismo mirato.
La tabella di marcia è definita, ma non priva di incertezze: l’obiettivo rimane la chiusura entro giovedì, ma molto dipenderà dall’andamento del dibattito parlamentare. Il decreto tocca vari aspetti, dal “fermo preventivo” fino a 12 ore per coloro ritenuti pericolosi in occasione di manifestazioni, passando per la protezione degli agenti, la restrizione sull’uso di coltelli – con particolare attenzione ai minori – e le regole sui rimpatri dei migranti.