Trump in un vicolo cieco: le sfide della diplomazia con l’Iran
Donald Trump si trova attualmente in una situazione critica, dove le sue uniche opzioni sono limitate a una dichiarazione di vittoria o al rischio di ulteriori tensioni con l’Iran, che potrebbe consolidare il suo controllo sullo stretto di Hormuz. Queste sono le opinioni espresse da Ian Bremmer, noto politologo e fondatore di Eurasia Group, intervistato ieri mentre arrivavano notizie di un rifiuto da parte iraniana di negoziare, riporta Attuale.
Bremmer ha messo in evidenza che attualmente il rifiuto di Teheran non deve essere considerato definitivo, sottolineando la tendenza di entrambe le parti a esprimere una certa arroganza. “Anche nei precedenti negoziati, l’Iran ha inizialmente posto condizioni, ma poi ha accettato di dialogare”, ha affermato. “È chiaro che non prendono sul serio le minacce di Trump”.
La credibilità di Trump è gravemente compromessa, afferma Bremmer, poiché questo rappresenta il quinto avvertimento lanciato dal presidente americano sul possibile bombardamento dell’Iran in caso di mancato accordo. “Ogni volta, Trump ha fatto un passo indietro e ha perso credibilità”, ha aggiunto.
La base di potere degli ayatollah, secondo Bremmer, si rafforza in quanto sono in grado di osservare più da vicino ciò che accade negli Stati Uniti, mentre gli americani hanno una visione limitata sulle reali intenzioni del regime iraniano. “Negli Stati Uniti, ci sono media come il New York Times e il Wall Street Journal che forniscono notizie interne, mentre in Iran l’idea di chi comanda rimane poco chiara”, ha notato Bremmer.
Quanto alle possibili azioni future di Trump, Bremmer ritiene che l’unica via percorribile sia dichiarare una vittoria e fermare immediatamente le ostilità. “Ogni giorno che la guerra continua, le cose peggiorano”. Questo scenario preoccupa molti Paesi europei, arabi e asiatici, ansiosi di evitare una situazione in cui Trump si ritiri, lasciando il controllo dello Stretto di Hormuz ai pasdaran. “È una preoccupazione legittima, ma anche loro potrebbero considerare questa come la migliore delle opzioni”, ha concluso Bremmer, sottolineando che la guerra deve finire.