La Pietà di Tincolini e il silenzio delle istituzioni
La scultura “Pietà” dello scultore Filippo Tincolini, ispirata a un’immagine straziante di una madre che tiene in braccio il corpo senza vita di un bambino durante il conflitto a Gaza, ha riacceso un dibattito sulla capacità di provare pietà e sulla reazione delle istituzioni di fronte a opere che affrontano tematiche scomode. L’immagine che ha ispirato l’opera, scattata da Mohammed Salem a Khan Younis, ha ricevuto il premio World Press Photo of the Year 2024, portando alla luce il dolore universale delle vittime di guerra, riporta Attuale.
La Pietà di Tincolini, priva di volti specifici, rappresenta tutte le madri nel dolore per la perdita dei propri figli. “Ci sono immagini che non si guardano soltanto: si portano dentro”, afferma lo scultore, esprimendo la necessità di riconoscersi nel dolore altrui. L’opera è diventata non solo un pezzo di marmo, ma una manifestazione di responsabilità. Federico Quaranta, giornalista e collaboratore di Tincolini, ha raccontato come l’immagine abbia smesso di lasciarlo in pace, spingendolo a trasformarla in materia. “Il marmo resta”, ha dichiarato, evidenziando il bisogno di accettare e accogliere questa realtà.
Recentemente, la Pietà è stata presentata in un recital teatrale al Teatro Era, ma ha incontrato difficoltà nell’essere esposta in altre istituzioni culturali, come il Comune di Milano e i Musei Capitolini di Roma, nonostante l’entusiasmo iniziale. “Evocare una scena di morte nella guerra di Gaza ha suscitato una sorta di omertà”, ha commentato Tincolini, sottolineando la frattura tra l’arte e la reazione del pubblico, e aggiungendo che il marmo potrebbe aprire nuove porte in futuro, già in contatto con istituzioni spagnole.
Questo lavoro d’arte provoca interrogativi sul coraggio delle istituzioni e sulla loro capacità di accogliere voci critiche. Quaranta ha sottolineato come opere come la Pietà non siano comode o rassicuranti: “Ti costringe a prendere posizione, anche solo esponendola”. Il sigillo di approvazione di Roma e Milano sarebbe un segnale dei tempi, ma le opere necessarie trovano sempre la loro collocazione. Andrea Pezzi, scrittore del progetto, ha espresso delusione per la mancanza di sostegno istituzionale, richiedendo un’abbraccio al messaggio universale dell’opera, mentre si chiede se la dignità umana abbia un colore politico. “La dignità umana non ha colore politico”, ha affermato, auspicando che l’opera ottenga visibilità.
La Pietà di Tincolini rappresenta quindi più di un semplice pezzo d’arte. È un appello all’umanità, un ottimo spunto di riflessione sul dolore collettivo e sull’impegno di ciascuno di noi a riconoscere la sofferenza altrui. Che sia a Milano, a Roma o in qualsiasi altro luogo, la speranza è che queste tematiche possano finalmente trovare il giusto spazio nel dibattito pubblico.