John Bolton: Critiche al Presidente Trump e Indagini dell’FBI
John Bolton, ex consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca durante il primo mandato di Donald Trump, è stato recentemente oggetto di un’ispezione da parte dell’FBI, il quale ha aperto un’inchiesta a suo carico in risposta alle sue critiche nei confronti del presidente. Bolton, 76 anni, ha dichiarato che questa mossa rappresenta una strategia di ritorsione politica, affermando: «Aspetto solo di essere scagionato. Ma non sono l’unico a cui capita, ne ha fatte varie di azioni così e altre ancora seguiranno», riporta Attuale.
Bolton ha approfondito il controverso tentativo di Trump di acquisire la Groenlandia, suggerendo che l’ex presidente non è chiaro negli obiettivi, affermando: «Credo non lo sappia neanche lui. Penso che un intervento militare non sia sul tavolo. Se ci provasse davvero avremmo un terremoto politico». Ha sottolineato che tale retorica danneggia l’alleanza con la NATO e contribuisce alla confusione geopolitica.
In merito all’annessione della Groenlandia, Bolton ha menzionato che gli interessi americani non sono solo legati alla sicurezza, ma anche alla stabilità della NATO e dei suoi membri, affermando: «C’è una minaccia alla sicurezza del Canada, della stessa Danimarca, di tutta la NATO. L’Artico è il nuovo ventre molle dell’Europa». Ha suggerito un incremento della presenza militare americana e NATO nell’area, ricordando un trattato del 1951 fra Stati Uniti e Danimarca sulla difesa della Groenlandia.
Bolton ha anche discusso della crescente influenza cinese nell’Artico e come questo potrebbe influenzare le dinamiche politiche. Ha avvertito: «L’Europa deve aprire gli occhi sulla minaccia cinese nell’Artico, con le navi che possono arrivare dallo Stretto di Bering fino all’Atlantico del Nord». Secondo Bolton, l’Ucraina non deve essere trascurata nel contesto delle politiche americane, implicando che le priorità di Trump possano indebolire la posizione dell’Europa su altre questioni cruciali.
Per quanto riguarda la situazione in Venezuela, Bolton ha criticato l’approccio di Trump, suggerendo che le giustificazioni fornite dal presidente per un possibile intervento non sono chiare: «Credo che neanche Trump lo sappia. È tutto poco chiaro, incoerente, come gran parte delle decisioni di Trump». Ha esternato la sua preoccupazione riguardo al fatto che l’interesse americano in Venezuela è strumentalizzato a fini politici piuttosto che strategici.
Infine, Bolton ha paragonato Trump a un “uomo forte” con un «complesso di Mussolini», e ha aggiunto che il suo stile di governo potrebbe portare a risultati superficiali e poco efficaci, affermando: «C’è meno sostanza di quanto Trump vorrebbe». Ha concluso il suo discorso sostenendo che la debolezza di Trump diventerà sempre più evidente nei prossimi mesi, invitando i repubblicani a esprimere la loro voce su questioni vitali come la Groenlandia e il Venezuela.