Proteste e tensioni sociali in Angola
Negli ultimi giorni, l’Angola è stata teatro di proteste violente in risposta all’aumento del prezzo del carburante, una decisione emessa dal governo all’inizio di luglio. Questa mossa ha scatenato un’ondata di malcontento tra la popolazione, portando a uno sciopero di tre giorni dei tassisti, i quali rivestono un ruolo cruciale nel sistema dei trasporti del paese, spesso supplendo alle carenze dei servizi pubblici, riporta Attuale.
Le manifestazioni hanno preso slancio a causa di questo sciopero e, nei giorni successivi, la polizia ha risposto con un’azione repressiva, arrestando 1.214 persone e provocando la morte di almeno 22 manifestanti, di cui uno era un agente di polizia. Mercoledì, i tassisti hanno deciso di revocare lo sciopero, interrompendo le proteste senza nuovi episodi di violenza.
Il governo angolano, in carica dal 1975, ha aumentato i prezzi del carburante per far fronte a gravi difficoltà economiche e al pagamento degli interessi sul debito pubblico, che ammontano quest’anno a 7,8 miliardi di euro. I sussidi sui carburanti, che nel 2024 rappresentavano il 4% del PIL, sono stati avviati verso una graduale abolizione, in quanto ritenuti insostenibili per le finanze statali.
Con l’aumento, il prezzo medio del gasolio è passato da 300 a oltre 400 kwanza, corrispondente a un incremento significativo dei costi di trasporto. Il presidente João Lourenço ha difeso la sua decisione sottolineando che i prezzi angolani rimangono fra i più bassi al mondo, accusa i manifestanti di utilizzare l’aumento come scusa per il malcontento.
La crisi economica si riflette in un salario medio mensile di 70.000 kwanza (circa 66 euro), rendendo le conseguenze dell’aumento palpabili. I costi dei generi alimentari e dei beni di consumo sono schizzati alle stelle, aggravando una situazione già compromessa dalla carenza di servizi di trasporto pubblici.
I tassisti, che hanno dovuto raddoppiare le loro tariffe, hanno perso clienti e hanno riscontrato un aumento delle lamentele da parte della cittadinanza. In un contesto in cui i trasporti pubblici scarseggiano, i conducenti di minibus, noti come candongueiros, sono fondamentali per gli spostamenti nella capitale, Luanda.
Recentemente, il governo ha denunciato atti di vandalismo durante le manifestazioni, informando che una quarantina di supermercati sono stati saccheggiati. Le forze di polizia hanno utilizzato lacrimogeni per disperdere la folla e ci sono stati episodi di violenze anche in altre province del paese.
La crescita dell’inflazione, attualmente superiore al 20%, e un tasso di disoccupazione che oscilla intorno al 30% hanno alimentato il malcontento verso il governo, il quale negli ultimi anni ha visto un calo del consenso popolare. Le recenti manifestazioni sono diventate un catalizzatore per esprimere una protesta più ampia contro le condizioni di vita in deterioramento.
In questo quadro, l’economista Carlos Rosado de Carvalho ha sollevato dubbi sull’assenza di misure preventive da parte del governo, suggerendo che le autorità potrebbero aver lasciato crescere le tensioni per giustificare poi la loro repressione. Nel frattempo, i media locali, pesantemente controllati, hanno pressoché ignorato le manifestazioni, comportamento comune in altri paesi africani durante situazioni simili.