Israele attacca depositi di carburante in Iran, preoccupazioni negli Stati Uniti
Il 10 marzo 2026, Israele ha lanciato un attacco a 30 depositi di carburante in Iran, un’operazione che ha causato tensioni con gli Stati Uniti. Questo attacco, precedentemente preannunciato, ha superato le aspettative americane, scatenando preoccupazioni riguardo le conseguenze sui mercati petroliferi e sull’opinione pubblica iraniana, che potrebbe avvicinarsi ulteriormente al regime, riporta Attuale.
Questo è stato il primo segnale di dissenso tra Washington e Gerusalemme dall’inizio della guerra il 28 febbraio. Fonti vicine a Donald Trump hanno dichiarato che il presidente non approva l’attacco, sottolineando che: «Voleva salvare il petrolio, non bruciarlo. E questo ricorda alla gente i prezzi più alti della benzina».
Israele sostiene che il carburante colpito avesse scopi militari e che distruggerne i depositi sia necessario per prevenire rappresaglie iraniane contro infrastrutture civili israeliane. Tuttavia, i funzionari statunitensi temono che attacchi su strutture civili possano risultare controproducenti, aumentando l’appoggio della popolazione al regime di Teheran. Inoltre, immagini di tali attacchi potrebbero turbare i mercati e spingere ulteriormente verso l’alto il prezzo del petrolio, un tema costante nel dibattito recente tra i funzionari americani.
Trump ha dichiarato al Times of Israel che la decisione su quando porre fine alla guerra sarà presa congiuntamente con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il quale avrà un’influenza significativa nella decisione. Trump ha affermato: «Penso che sia consensuale… un po’. Ne abbiamo parlato. Prenderò una decisione nel momento giusto, ma ogni cosa verrà presa in considerazione».
Alcuni funzionari della difesa israeliana, tuttavia, esprimono contrarietà alla richiesta di Trump di una «resa incondizionata» da parte dell’Iran, preferendo invece che la guerra continui per destabilizzare il regime. Tali divergenze di opinione potrebbero portare a conflitti prolungati, che non possono essere tollerati dagli Stati arabi del Golfo, già vulnerabili sotto molti aspetti. Ciò potrebbe avere conseguenze per l’economia globale, potenzialmente superando i benefici attesi dall’attacco, evidenzia il Washington Post.
In un contesto di tensione crescente, gli Stati Uniti e Israele devono affrontare non solo le sfide militari, ma anche le ripercussioni economiche e politiche delle loro azioni nella regione. Una soluzione considerevole deve essere avviata per evitare un conflitto prolungato che porterebbe a destabilizzazione e incertezze nel mercato energetico globale.
Ma che scelte strane fanno i leader di oggi! Attaccare depositi di carburante in Iran? È una situazione che può solo peggiorare le cose. E che dire dei prezzi del petrolio? Sembra sempre che chi paga di più siano i comuni cittadini… Non capisco dove vogliono arrivare!