Ventisette mesi dopo l’invasione russa dell’Ucraina, un flusso strategico continua a sfuggire alle maglie delle sanzioni europee: l’allumina irlandese destinata alla Russia, utilizzata per la produzione di alluminio impiegato nei missili e nei droni. Quarantasette eurodeputati hanno firmato una lettera indirizzata al commissario per il Commercio e la sicurezza economica Maroš Šefčovič e all’alto rappresentante per la Politica estera Kaja Kallas, chiedendo all’Ue di contrastare l’esportazione del prodotto dal territorio comunitario.
L’impianto di Aughinish Alumina, situato in Irlanda e controllato dal gruppo russo Rusal, fa capo all’oligarca Oleg Deripaska, soggetto a sanzioni europee. Secondo i dati del Central Statistics Office irlandese, l’83% dell’esportazione irlandese di allumina sarebbe destinata alla Russia – cifra contestata dalla società, che la definisce un errore amministrativo e stima la quota al 45%. La lettera degli eurodeputati cita un’inchiesta secondo cui l’allumina raffinata nello stabilimento irlandese viene trasportata verso fonderie in Siberia, alimentando direttamente la macchina bellica di Mosca.
Perché l’allumina è fuori dalle sanzioni
L’allumina, materia prima essenziale per la fusione dell’alluminio, non è ancora inclusa nei venti pacchetti di sanzioni Ue contro la Russia. La decisione lascia un varco strategico: una società con sede in uno Stato membro, riconducibile a un oligarca sotto sanzioni, continua a rifornire l’industria bellica russa. Aughinish Alumina fornisce circa il 30% del fabbisogno europeo di allumina, il che complica un eventuale blocco immediato senza alternative produttive interne.
Le richieste degli eurodeputati
Nella lettera, i parlamentari chiedono alla Commissione europea di includere l’allumina nel 22º pacchetto di sanzioni, ma anche di avviare un partenariato pubblico-privato per creare una capacità interna di raffinazione commercialmente sostenibile, sul modello dell’approccio statunitense per superare la dipendenza cinese dalle terre rare. Gli eurodeputati sollecitano inoltre una valutazione delle capacità europee di lavorazione dell’allumina e l’istituzione di impegni di acquisto a lungo termine da parte delle fonderie europee.
L’Irlanda ha avviato un’indagine sull’export di Aughinish, ma Bruxelles ha finora considerato la questione come un affare interno a Dublino. I firmatari della lettera sottolineano invece che il caso ha una dimensione europea: una società situata nel territorio dell’Ue sta fornendo risorse a un paese in guerra con un vicino dell’Unione, sollevando questioni di sicurezza collettiva e di credibilità del regime sanzionatorio.
La vicenda evidenzia una lacuna che persiste dopo oltre venti cicli di misure restrittive. Finché beni strategici come l’allumina rimarranno fuori dall’elenco, Mosca potrà continuare a rifornirsi di materiali essenziali per il suo sforzo bellico, con il paradosso che parte di quei materiali proviene da impianti situati dentro l’Unione europea.