Nuove dinamiche geopolitiche nello Stretto di Hormuz: analisi di Vali Nasr
L’accordo attuale rappresenta un’importante battuta d’arresto per Donald Trump, ma appare come un “compromesso necessario” in un contesto globale sempre più complesso, riporta Attuale. Vali Nasr, politologo americano di origini iraniane e uno dei maggiori esperti del Medio Oriente, ha sottolineato che gli Stati Uniti non hanno raggiunto gli obiettivi iniziali, essendo costretti a accettare un compromesso dettato dalle conseguenze della guerra sull’economia mondiale. La situazione ha portato a una posizione negoziale più forte per l’Iran.
Il presidente americano ha rivendicato la riapertura dello Stretto di Hormuz, ma l’effettivo ripristino della navigazione libera rimane incerto. Secondo Nasr, il territorio è ora principalmente sotto il controllo di Teheran, e mentre il memorandum permetterà un aumento del transito navale, l’Iran si riserva il diritto di imporre un pedaggio. Gli Stati Uniti dovranno raggiungere un accordo più ampio per evitare tali restrizioni. Attualmente, il numero di navi in transito è previsto passare da 10-20 a 120-140, ma questo non ripristina lo status quo.
Nelle acque di Hormuz, diversi Paesi europei, inclusa l’Italia, si sono detti pronti a contribuire a una missione per sminare l’area. Tuttavia, Nasr sostiene che questi Paesi non possono operare senza il consenso esplicito dei Pasdaran. Una sola dichiarazione di intenti non basta a garantire il successo della missione; è necessaria un’iniziativa politico-diplomatica concreta per coinvolgere l’Iran. Altrimenti, le navi europee rischierebbero di essere attaccate, poiché i Pasdaran non si farebbero influenzare dalla nazionalità delle bandiere.
In relazione alle possibili reazioni di Israele riguardo l’accordo, Nasr avverte che il governo di Netanyahu potrebbe sabotare i negoziati tra Stati Uniti e Iran. Israele sperava in un’invasione dell’Iran da parte degli Usa e ora si trova in una posizione di opposizione. Netanyahu, infatti, ha due strategie: influenzare i politici americani e interrompere il cessate il fuoco in Libano, parte integrante del memorandum appena siglato.
Le sfide ora sono in gran parte sulle spalle di Trump, che inizialmente ha seguito la strategia di Netanyahu. Mentre la guerra giunge al termine, il conflitto si presenta come un fallimento per gli Stati Uniti, complicato dalla strategia israeliana che aveva prospettato un’azione più semplice. Trump potrebbe affrontare difficoltà significative nella gestione delle nuove iniziative militari proposte da Netanyahu, specialmente in Libano.