Scontri e annegamenti a Ceuta: il flusso migratorio continua
DALLA NOSTRA INVIATA
CEUTA – La mattina a Ceuta si apre con una bruma che nasconde il nuovo confine galleggiante tra la città autonoma spagnola e il Marocco. Durante le ultime ore, è stata costruita una barriera gonfiabile lunga 500 metri, un tentativo di respingere i migranti che cercano di attraversare a nuoto, rispettando una recente sentenza del Tribunale supremo spagnolo. Ceuta diventa così un simbolo internazionale delle sfide legate all’immigrazione incontrollata, riporta Attuale.
Il flusso dei migranti in uscita prosegue, sebbene a un ritmo più lento. Secondo le stime di Madrid, oltre 48.300 delle 50mila persone giunte nell’exclave spagnola nei tre giorni precedenti avevano già lasciato la zona. Il ministro dell’Interno spagnolo, Fernando Grande-Marlaska, ha tentato di rassicurare la popolazione locale durante la sua visita a Ceuta, affermando che la situazione sta tornando alla normalità. Tuttavia, la città resta lontana dal recuperare il suo aspetto abituale, con militari in strada, residenti barricati in casa e migranti che bevono acqua da docce improvvisate sulla spiaggia.
Tra gli ultimi migranti a tornare a casa c’è Laharizi Nassredine, un ventenne studente di Economia di Casablanca, il quale ha riportato di essere stato maltrattato dalla polizia spagnola. “Nel frattempo, quella marocchina ha fatto finta di niente e ci ha lasciato passare”, ha affermato, esprimendo la sua delusione. Altra testimonianza viene da Abdul Karrem, un trentacinquenne di Tangeri, che critica entrambe le nazioni: “Siamo come proiettili in un’arma. Dovrebbero essere i governi a dialogare, non noi cittadini”, ha dichiarato.
La crisi umanitaria si acuisce: i servizi di accoglienza sono al collasso e i migranti affrontano gravi carenze alimentari. Un episodio di violenza è scoppiato quando una ONG ha iniziato a distribuire cibo; una calca di circa cinquanta persone ha tentato di accaparrarselo, costringendo i militari a intervenire. Dopo l’episodio, alcuni migranti, affamati, si sono piegati a raccogliere le briciole lasciate sul terreno.
Le risorse sono sempre più scarse e i residenti, sebbene provati, stanno cercando di sostenere i nuovi venuti. Ancora più drammatica è la situazione al mare, dove il bilancio delle vittime continua a crescere. Ai 67 corpi recuperati dalla Guardia Civil si aggiungono ora altri 17 trovati sulla costa marocchina, segno di una tragica strage di persone annegate nel loro tentativo di raggiungere l’Europa. Le camere mortuarie sono già sovraffollate, con molti corpi in attesa di identificazione. Tra i dispersi ci sono anche un bambino di tre mesi, giunto in un’imbarcazione di fortuna.