Scontri in Siria: accuse reciproche tra governo e SDF su fuga prigionieri ISIS

20.01.2026 11:35
Scontri in Siria: accuse reciproche tra governo e SDF su fuga prigionieri ISIS

Scontri nelle prigioni siriane: accuse reciproche tra governo e curdi

Lunedì, disordini sono scoppiati attorno a due prigioni nel nord-est della Siria, dove sono detenuti migliaia di miliziani dell’ISIS. Il governo siriano ha accusato le Forze democratiche siriane (SDF) di aver liberato alcuni combattenti, mentre le SDF hanno respinto l’accusa, sostenendo di essere state attaccate da gruppi armati legati al governo. La situazione attuale evidenzia la fragilità dell’accordo di cessate il fuoco raggiunto la settimana scorsa, che in effetti ha segnato una resa per i curdi, riporta Attuale.

Le prigioni, storicamente sotto il controllo curdo, dovrebbero passare al governo del presidente Ahmed al Sharaa secondo l’accordo. Lunedì, il governo ha dichiarato che le SDF hanno liberato prigionieri dal carcere di al Shaddadi per approfittare dell’instabilità. Dall’altro lato, le SDF hanno dichiarato che gruppi armati legati al governo hanno attaccato sia la prigione di al Shaddadi che quella di al Aqtan a Raqqa, città precedentemente nota come capitale dello Stato Islamico in Siria.

L’esercito siriano ha confermato di essere in cerca di membri dell’ISIS fuggiti da al Shaddadi e ha preso il controllo della città, imponendo un coprifuoco. La confusione regna riguardo al numero di detenuti effettivamente evasi: il ministero dell’Interno siriano ha segnalato 120 evasi, con oltre 80 già riacciuffati, sebbene le stime possano essere superiori. Immagini circolano sui social media, ma molte si rivelano datate o relative ad altri eventi.

Tra il 2014 e il 2019, lo Stato Islamico aveva preso il controllo di varie aree in Siria e Iraq, attirando migliaia di combattenti stranieri. Le SDF hanno combattuto contro l’ISIS e hanno ottenuto un’autonomia sostanziale nelle regioni del nord-est della Siria. Dopo la sconfitta dell’ISIS, migliaia di suoi ex miliziani e le loro famiglie sono stati arrestati e detenuti nelle aree controllate dai curdi. Attualmente, i detenuti ammontano a circa 8.000.

La sfiducia dei curdi nei confronti del piano di al Sharaa per il cessate il fuoco è palpabile, poiché temono che il governo possa non essere in grado di controllare efficacemente le prigioni. Una rilascio massiccio di prigionieri contribuirebbe a generare ulteriore instabilità in un’area già difficile da governare.

Inoltre, la questione rappresenterebbe un serio problema personale per il presidente al Sharaa, che in passato ha ampliato la presenza dell’ISIS in Siria. Dopo essersi distaccato dall’organizzazione, ha adottato un approccio più pragmatico e ha cercato di costruirsi un’immagine istituzionale. L’ISIS ha addirittura soprannominato al Sharaa “la iena”, ritenendolo un traditore da eliminare; infatti, ha orchestrato vari attentati nei suoi confronti da quando è diventato presidente.

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