Critiche all’Irpef: La manovra colpisce i redditi più alti, avvertono gli economisti
Ieri, al Senato, durante le audizioni sulla manovra economica, economisti di Bankitalia, Istat, vertici dell’Ufficio parlamentare di Bilancio e magistrati della Corte dei Conti hanno concordato sulle conseguenze del taglio dell’Irpef: i benefici sono maggiori per i redditi più alti e praticamente assenti per quelli medio-bassi, riporta Attuale.
Le valutazioni negative sono state amplificate dai leader dell’opposizione, Giuseppe Conte ed Elly Schlein, i quali hanno accusato il governo di favorire i ricchi. In risposta, il ministro dell’Economia ha respinto queste critiche, dichiarando: “Non faccio il professore, io devo decidere” e sottolineando di garantire la “tutela dei redditi medi”, rivendicando la necessità di una gestione responsabile dei conti pubblici.
I giudizi emessi dagli organismi indipendenti colpiscono nel segno la misura chiave della legge di Bilancio: la riduzione dell’aliquota del 35% per il ceto medio. Dalla Banca d’Italia non emerge alcun sconto: secondo le loro osservazioni, le misure attuate non incidono significativamente sulla disuguaglianza dei redditi. La Corte dei Conti, l’Istat e l’Upb confermano questa visione. Il taglio di due punti della seconda aliquota Irpef, applicabile ai redditi da 28mila a 50mila euro, interessa circa il 30% dei contribuenti, oltre 13 milioni di persone, con un beneficio medio annuale di circa 230 euro, mentre le fasce più alte ricevono i maggiori vantaggi. “Oltre l’85% delle risorse” viene allocato “alle famiglie dei quinti più ricchi della distribuzione del reddito”, evidenziano dall’Istat. Inoltre, i magistrati della Corte dei Conti affermano che l’effetto massimo si manifesta per “i contribuenti con reddito pari o superiore ai 50.000 euro fino ai 200.000 euro”. Secondo l’Upb, i benefici medi sono quantificati in 408 euro per i dirigenti, 123 per gli impiegati, 23 euro per gli operai, 124 per gli autonomi e 55 per i pensionati. Gli esperti di Palazzo Koch concludono che le misure volte a sostenere il reddito delle famiglie “non comportano variazioni significative della disuguaglianza nella distribuzione del reddito disponibile equivalente”. Questo si colloca in un contesto di significativa perdita del potere d’acquisto del 10% tra il 2019 e il 2023, di cui solo 3 punti sono stati recuperati.
In risposta a queste dure critiche, il ministro Giorgetti ha affermato il proprio disappunto, sottolineando: “Ho grande rispetto per i soggetti auditi prima di me, ma ho anche lo svantaggio di dover prendere decisioni e non solo di commentare”. Ha riconosciuto il lavoro effettuato non solo quest’anno ma negli ultimi tre anni, presentando l’intervento come bilanciato. Giorgetti ha anche citato numeri relativi al “fiscal drag”, dichiarando che per i redditi più bassi esiste una copertura ampia fino a 35mila euro.
Nonostante le difese, il ministro ha aperto alla possibilità di modifiche. Ha chiarito che il Parlamento potrà apportare modifiche, ma dovrà considerare i vincoli imposti dai “nuovi parametri europei”. Ha assicurato la “massima collaborazione” delle strutture tecniche del Mef e, mentre si sta lavorando a una soluzione per i dividendi, ha mostrato disponibilità a modifiche riguardanti gli affitti. Tuttavia, si è mostrato cauto in merito alle richieste della Lega di aumentare il contributo delle banche e sull’ampliamento della rottamazione, dichiarando: “Voglio vedere le coperture”.