Il risveglio (altrove) della Generazione Z
Da Perù a Madagascar, passando per Marocco, Filippine, Kenya e Nepal, i giovani si mobilitano in massa. Non per affrontare conflitti lontani o questioni umanitarie globali, ma contro l’aumento del costo della vita, la cattiva governance e la mancanza di opportunità lavorative. Questa ondata di proteste, che vede protagonisti principalmente studenti e neolaureati disoccupati, segna una rottura del contratto sociale intergenerazionale. La Generazione Z, composta dai nati tra il 1996 e il 2010, sta insorgendo contro sistemi considerati corrotto e inadeguati, utilizzando video e app criptate, simboli di sfida come una bandiera pirata nera con un teschio. La mobilitazione si sta diffondendo nel Global South, e potrebbe ben presto arrivare anche in Occidente, riporta Attuale.
Recenti disordini sono scaturiti dalla destituzione di governi in Nepal e in altri Paesi dell’Asia meridionale. A settembre, i giovani nepalese hanno rovesciato il governo di K.P. Sharma Oli, mentre in Bangladesh, hanno espresso un’intolleranza simile nei confronti di Sheikh Hasina, alla guida del Paese da oltre 15 anni. In Marocco, le manifestazioni si stanno concentrando sulla giustizia sociale e sullo stato dei servizi pubblici, mentre in Madagascar, l’irregolarità dell’approvvigionamento di elettricità e acqua ha innescato la protesta. Le richieste di maggiore partecipazione e riforma sono tali da mettere a repentaglio gli investimenti del governo per l’organizzazione della Coppa del Mondo FIFA 2030. In Perù, il malcontento ha preso forma dopo l’annuncio di una riforma previdenziale, con la gioventù che accusa l’amministrazione di Dina Boluarte di corruzione e repressione.
Con una laurea fra le mani, questa generazione si confronta con un mondo caratterizzato da instabilità politica, crescente disuguaglianza e un mercato del lavoro sempre più debole. Le aspettative per il futuro risultano cupe, tant’è che la domanda sorge: come stanno affrontando tali sfide i giovani nel ben più ricco Occidente?
La Generazione Z è la prima a essere nativa digitale, utilizzando social come Instagram, TikTok e Telegram per organizzarsi e mobilitarsi. Non è la prima volta che i giovani guidano le proteste; episodi storici come quelli del maggio francese o di Occupy Wall Street lo dimostrano. Tuttavia, gli attivisti di oggi usufruiscono di strumenti digitali per una coordinazione decentralizzata e in tempo reale. Questo nuovo attivismo è emerso in un contesto di crisi economica e climatica, segnata dalla pandemia e da disuguaglianze crescenti.
Le manifestazioni sono amplificate dai social e riflettono un’ansia di fronte a una democrazia in crisi, come sottolineato da esperti. Subir Sinha del SOAS South Asian Institute avverte di una sensazione catastrofica in molti giovani, segnati dalla crisi finanziaria globale del 2008 e da una crescente polarizzazione sociale. Riassume questo clima di angoscia con una frase rivelatrice: “Per i giovani, l’idea che il futuro sia stato cancellato sembra essere molto reale”.
In Marocco, i giovani continuano a protestare, mentre in Madagascar, la Generazione Z proclama scioperi e mobilitazioni a fronte di corruzione e mancanza di servizi. Le nomine governative recenti non sono bastate a sedare il malcontento. I leader giovanili hanno risposto con la richiesta di pace e ordine, denunciando i problemi economici e sociali del Paese.
Il silenzio della monarchia marocchina di fronte ai disordini è palpabile, e il collettivo GenZ 212 ha persino rivolto un appello al re per un cambiamento di governo. Le tensioni politico-sociali crescenti in queste regioni potrebbero essere il preludio a una lunga e complessa fase di mobilitazione giovanile, che potrebbe rimanere nella storia come una nuova forma di resistenza.