Milano, 21 agosto 2025 – Forze dell’ordine fuori da Leoncavallo, la polizia sta eseguendo, con l’ufficiale giudiziario, l’ordine di sfratto emesso nei confronti dello storico centro sociale. Ancora non è chiaro quante persone ci siano dentro, alcune porte sono ancora chiuse, riporta Attuale.
Il provvedimento di sfratto del centro sociale di via Watteau, occupato dal 1994, era stato rinviato un centinaio di volte; lo scorso novembre, il ministero dell’Interno era stato condannato a risarcire tre milioni di euro ai Cabassi, i proprietari dell’area, proprio per il mancato sgombero.
Il blitz
L’intervento delle forze dell’ordine per l’esecuzione dello sfratto era fissato e atteso per il 9 settembre. In vista di quella data, il centro sociale aveva aperto una raccolta fondi, una “cassa di resistenza” per il suo “diritto ad esistere”. Per il mancato sgombero dell’area, il ministero dell’Interno era stato condannato a pagare tre milioni di euro alla proprietà, l’immobiliare Orologio della famiglia Cabassi. A sua volta, ha chiesto un risarcimento dei tre milioni a Marina Boer, la presidente dell’associazione Mamme del Leoncavallo, che nei mesi scorsi aveva presentato una manifestazione d’interesse al Comune per un immobile in via San Dionigi che potrebbe rappresentare un primo passo per lo spostamento del centro sociale dall’attuale spazio.
Dal 2005 103 tentativi di sgombero
L’ultimo tentativo di liberare gli spazi, prima di oggi, risale a una quindicina di giorni fa, quando l’ufficiale giudiziario si è presentato per la centotrentatreesima volta in via Watteau per notificare l’ordine di rilascio dell’ex cartiera occupata, ma ha dovuto prendere atto dell’assenza della forza pubblica e riprogrammare le operazioni al 9 settembre. Tuttavia, la sensazione era che lo sgombero potesse arrivare anche in una data precedente. Le operazioni di oggi giungono dopo una serie infinita di rinvii che prosegue ininterrotta dall’11 marzo 2005.
L’accelerazione dettata dalla sentenza della Corte d’appello datata 9 ottobre 2024 non lasciava, d’altra parte, molti margini di manovra. La sconfitta in aula sul mancato sgombero dal 2005 in avanti è costata carissima alle casse pubbliche, visto che la mancata impugnazione in Cassazione ha costretto il Governo a pagare 3,039 milioni alla società “L’Orologio” della famiglia Cabassi.
Salvini: “Afuera”
Tra i primi a pronunciarsi sullo sfratto del Leoncavallo c’è il leader della Lega e vicepremier, Matteo Salvini, che sui social ha scritto: “Decenni di illegalità tollerata, e più volte sostenuta dalla sinistra: ora finalmente si cambia. La legge è uguale per tutti: afuera!”.
Notizia in aggiornamento
Mah, che tristezza vedere il Leoncavallo in queste condizioni… È un simbolo per tanti di noi! Sfrattare una storia viva di cultura e comunità non fa bene a Milano. Certo, la legge è legge, ma a che prezzo? E chi protegge la storia di questa città?