Silvia Salis, sindaca di Genova, ha rifiutato la partecipazione alle primarie e ha espresso scetticismo riguardo la loro efficacia, nonostante riconosca l’importanza di lavorare per la vittoria del centrosinistra alle prossime elezioni. Intervenuta al Festival di Open, Salis ha evidenziato l’esperienza della sua amministrazione come esempio di collaborazione tra i partiti del campo progressista. «L’esperienza di Genova fa sperare, perché lavoriamo con tutti i partiti del campo progressista: non senza difficoltà, ma trovando di volta in volta la mediazione», riporta Attuale.
L’esempio di Meloni e gli errori del governo
Salis continua a esprimere la sua posizione sul centrosinistra, confermando la sua riluttanza a impegnarsi a livello nazionale: «Non sono favorevole, e comunque negli scorsi mesi si poteva investire il tempo in altro: ci siamo persi in una discussione lunghissima che non interessa a nessuno nel Paese». Per lei, è fondamentale arrivare a una discussione sulla leadership con un messaggio chiaro e una squadra coesa. «Per il centrodestra parla Giorgia Meloni, ci sono timide prese di posizione pubbliche ma poi la linea la dà lei», afferma, sottolineando la necessità di un approccio simile da parte del centrosinistra. «Seguiamo il modello americano: uno schieramento contro l’altro, con una voce e una posizione su ogni tema». Tuttavia, critica il governo Meloni, sostenendo che il consenso fermo per anni è segno di una mancanza di audacia nei cambiamenti: «Se in anni al potere il tuo consenso non oscilla mai è perché non hai avuto il coraggio di fare scelte in grado di cambiare davvero l’Italia».
La lezione di Guzzanti/Bertinotti
Per chiarire la sua posizione, Salis cita Fausto Bertinotti, riprendendo un famoso sketch di Corrado Guzzanti: «Diceva “Dobbiamo scinderci fino all’irrilevanza”. Possiamo evitarlo?». Aggiunge che la lezioncina dovrebbe essere presa sul serio: «Mio figlio di 3 anni vede che se si brucia non lo deve fare più, dobbiamo farlo anche noi». Riguardo ai rapporti all’interno del PD e del Campo largo, assicura di avere contatti diretti con Elly Schlein e invia un messaggio agli altri dirigenti: «Dico quel che penso sia utile al campo progressista per vincere le elezioni, e sprono tutti a farlo: qualche articolo di meno sul giornale e qualche linea di programma in più, per costruire una voce unitaria. Costerà qualche voto, ma sul lungo periodo è la strada giusta».