di Riccardo Jannello
Il delitto di Alessandro Venier: un’analisi delle circostanze
Gemona (Udine) è stata scossa da un terribile crimine. Ieri mattina, poco dopo le 10:30, la madre e la compagna di Alessandro Venier, 35 anni, hanno contattato la Sala operativa regionale per l’emergenza sanitaria, rivelando che nel garage si trovavano i resti dell’uomo, smembrati e nascosti sotto calce viva. Le due donne, dopo aver confessato l’orrendo atto, sono state arrestate, ma i dettagli precisi circa i loro ruoli rimangono poco chiari. La procura di Udine procede con cautela, con la sostituto procuratrice Claudia Danelon che afferma: “Dobbiamo esaminare tutti gli aspetti e approfondire le ricostruzioni fornite per attribuire correttamente le responsabilità”. Il contesto familiare è complesso, e si stanno completando diversi accertamenti medici e scientifici per confermare le ammissioni delle accusate. Non si esclude neppure un possibile coinvolgimento esterno, considerata la brutalità del delitto, riporta Attuale.
Alessandro Venier non aveva un’occupazione fissa, avendo trascorso parte della sua vita all’estero e arrangiandosi con lavori occasionali. Viveva con sua madre, Lorena Venier, un’infermiera stimata nella comunità di diecimila abitanti, e la compagna colombiana di 30 anni. La coppia aveva recentemente avuto una bambina, e i servizi sociali hanno immediatamente preso in custodia la neonata dopo la scoperta del delitto. La comunità è rimasta scioccata e incredula di fronte a tale violenza.
L’omicidio, avvenuto nei giorni precedenti, sembrerebbe non essere stato pianificato, ma piuttosto un’esplosione di rabbia che ha avuto luogo durante una discussione accesa. L’autopsia sui resti di Alessandro sarà fondamentale per determinare la causa della morte e il momento in cui è stato effettuato lo smembramento, nonché le motivazioni dietro la scelta di nascondere il corpo. La calce utilizzata era probabilmente destinata sia a ritardare la decomposizione che a mascherare il cattivo odore. Inoltre, le indagini devono chiarire il luogo preciso del delitto; nel garage dove sono stati trovati i resti non ci sarebbero segni di colluttazione e gli ambienti della casa mostrano segni di pulizia. Si deve ancora identificare l’arma, che potrebbe essere un grande coltello o una sega. Sul posto è giunto anche il sindaco, Roberto Revelant, esprimendo le sue preoccupazioni per la piccola di sei mesi, la vittima più innocente della tragedia. “Tutta Gemona – ha affermato il sindaco – è vicina a lei. Stiamo collaborando con i servizi sociali per garantire sicurezza e un futuro dignitoso alla bambina”. Dusy Marcolin, presidente della Commissione pari opportunità del Friuli Venezia Giulia, ha definito l’evento “un delitto gravissimo e raccapricciante” e ha solicitato cautela prima di giudicare una situazione così intricata. I vicini, attoniti e scioccati, hanno commentato di non aver mai pensato che Lorena potesse essere coinvolta in un simile episodio, mentre l’edificio è stato posto sotto sequestro per permettere il completamento delle indagini.