Sospese le ricerche di Luca Sinigaglia sul Pik Pobeda, mentre Natalia Nagovitsyna è bloccata a 7.200 metri

23.08.2025 18:36
Sospese le ricerche di Luca Sinigaglia sul Pik Pobeda, mentre Natalia Nagovitsyna è bloccata a 7.200 metri

Milano – Luca Sinigaglia aveva già raggiunto la vetta del Pobeda, la montagna che intendeva scalare per completare il riconoscimento dello “Snow leopard”, riservato a chi conquista le cinque cime di settemila metri dell’ex Unione Sovietica. Doveva solo tornare sano e salvo al campo base, ma ha deciso di ritornare indietro per cercare di salvare un’amica in difficoltà, riporta Attuale.

Le condizioni meteo e la burocrazia sono attualmente i principali ostacoli che impediscono le operazioni di soccorso per l’alpinista russa Natalia Nagovitsyna, bloccata a circa 7.200 metri dal 12 agosto sul Pik Pobeda (7.439 m), la vetta più alta del Kirghizistan e della catena del Tien Shan. Contemporaneamente, il corpo di Luca Sinigaglia, alpinista milanese di 49 anni, si trova in una condizione precaria a causa del suo tentativo di soccorso. Le autorità kirghize hanno deciso di sospendere le ricerche a tempo indeterminato a causa del maltempo.

Oggi, il contatto tra la famiglia e la Farnesina continua, come confermato dalla sorella Patrizia. La giornata è trascorsa in attesa delle necessarie autorizzazioni per l’utilizzo di un elicottero, con le autorità kirghize che chiedono rassicurazioni in seguito a incidenti recenti che hanno visto il precipitare di un elicottero durante un intervento di soccorso.

Ai piedi del Pobeda, tre alpinisti italiani, Manuel Munari, Michele Cucchi e Marco Sottile, sono pronti per intervenire. Natalia Nagovitsyna si trova in una tenda a 7.200 metri, con una gamba rotta, e le probabilità di rintracciarla ancora in vita si attutiscono di ora in ora. Il corpo di Luca, deceduto a causa di un edema cerebrale, si trova a circa 6.900 metri, all’interno di una truna, una grotta scavata nella neve.

La situazione oggi

La sorella di Luca, Patrizia, ha confermato che le comunicazioni con la Farnesina sono state costanti dall’inizio delle operazioni di soccorso. Tuttavia, la giornata è trascorsa senza alcun progresso significativo, a causa della necessità di autorizzazioni per far volare gli elicotteri. Le autorità locali richiedono garanzie a causa di incidenti precedenti. Le difficoltà meteorologiche hanno complicato ulteriormente la situazione.

La ricostruzione

L’alpinista di Melzo aveva raggiunto la cima del Pobeda in solitudine, ma durante la discesa era stato avvisato da un compagno di cordata che Natalia aveva subito un infortunio. Luca, insieme a un amico tedesco, è tornato indietro in suo soccorso. L’ultimo contatto con la sorella risale al 13 agosto, mentre si trovava in tenda con Natalia e il tedesco, a cui avevano lasciato un sacco a pelo e cibo. Il 14 agosto, i due alpinisti sono tornati alla grotta, ma le condizioni di salute di Luca erano compromesse a causa dell’alta quota e dello sforzo fisico. La sorella è stata informata nel pomeriggio del Ferragosto che il fratello stava male e quell’oggi lui è deceduto a causa di un edema cerebrale. Luca aveva tentato di salvare Natalia perché avevano già condiviso un’esperienza simile al Khan Tengri, dove lo aveva aiutato in una situazione critica. La sua ambizione includeva il riconoscimento dello “Snow leopard”, e il Pobeda era l’ultima cima mancante alla sua lista.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere