Controverso test danese mette a rischio i diritti di una madre groenlandese dopo il parto

23.08.2025 17:45
Controverso test danese mette a rischio i diritti di una madre groenlandese dopo il parto

Controversie sui test di competenza genitoriale in Danimarca: il caso di una madre groenlandese

Negli ultimi giorni, la Danimarca è tornata al centro delle discussioni riguardanti un test controverso volto a valutare le capacità genitoriali dei neogenitori, in seguito al caso di Ivana Nikoline Brønlund, una donna groenlandese che ha partorito l’11 agosto e a cui è stata sottratta la figlia dopo appena un’ora dalla nascita, sulla base dei risultati di tale test, riporta Attuale.

Brønlund, di 18 anni, e i suoi genitori sono groenlandesi. Pur essendo nata a Nuuk, la capitale della Groenlandia, attualmente vive a Copenaghen. Ha raccontato al Guardian che subito dopo il parto le è stata portata via la figlia. Dopo 12 giorni, ha potuto vederla solo una volta, per un’ora.

Il test in questione, un esame psicometrico, è stato oggetto di forti critiche per via della sua presunta discriminazione nei confronti delle minoranze culturali, in particolare delle persone di origine groenlandese, che abitualmente affrontano difficoltà linguistiche, dato che il test è condotto in danese.

A gennaio, il governo danese aveva promesso di proibire il test per le persone di origine groenlandese a seguito di lunghe polemiche scaturite da numerosi casi di separazione forzata tra madri e figli. A maggio, è entrata in vigore una legge che vieta l’uso del test di “competenza genitoriale” (in danese forældrekompetenceundersøgelse, abbreviato in FKU) su individui di origini groenlandesi. Tuttavia, secondo il Guardian, Brønlund sarebbe stata sottoposta ai test ad aprile e giugno, nonostante le chiare disposizioni di esenzione. Non è chiaro il motivo di questa decisione, considerato che è nata in Groenlandia e ha genitori groenlandesi.

Tre settimane prima del parto, le autorità locali di Høje-Taastrup, il comune in cui ha partorito, hanno ritenuto che Brønlund non fosse in grado di crescere la figlia a causa di traumi derivanti da abusi subiti dal padre adottivo, attualmente in carcere. Attualmente, Brønlund può vedere la figlia solo una volta ogni due settimane e sotto sorveglianza, avendo avuto accesso ad un incontro di un’ora, durante il quale le è stato detto che la bebe era stanca.

Un numero crescente di attivisti e associazioni sta protestando, chiedendo perché nel caso di Brønlund non siano stati rispettati i termini della nuova legge. La ministra degli Affari sociali, Sophie Hæstorp Andersen, ha dichiarato che “la legge è chiara” e ha richiesto spiegazioni all’amministrazione di Høje-Taastrup, che ha concesso vagamente di aver commesso errori, promettendo di garantire il rispetto dei diritti della famiglia.

Le proteste riguardano anche il caso di un’altra donna, Keira Alexandra Kronvold, che ha attirato l’attenzione dei media internazionali lo scorso novembre e il cui caso precede l’introduzione della nuova legge. La storia di Kronvold è diventata simbolica della difficile condizione della minoranza groenlandese in Danimarca. Secondo un rapporto del 2022 citato dal Guardian, i figli di genitori groenlandesi residenti in Danimarca hanno maggiori probabilità di essere presi in carico dai servizi sociali, con una percentuale del 5,6% rispetto all’1% dei figli di genitori danesi. Il Danish Institute for Human Rights ha evidenziato che il test non tiene conto delle barriere linguistiche e delle differenze culturali, risultando in valutazioni potenzialmente errate per le persone delle minoranze nazionali.

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