Strage di piazza della Loggia, indagini rivelano incontri tra neofascisti e servizi segreti a Verona

26.03.2026 22:35
Strage di piazza della Loggia, indagini rivelano incontri tra neofascisti e servizi segreti a Verona

Brescia, 26 marzo 2026 – La storia della strage di piazza Loggia passa anche attraverso alcuni luoghi nel cuore di Verona. Edifici storici nei quali per l’accusa nel 1974 gli ordinovisti veneti e i neofascisti bresciani si incontravano per prendere accordi con ufficiali dell’Arma, dei servizi segreti e della Ftase/Nato per pianificare attentati, per scambiarsi documenti, soldi, fotografie scottanti. La caserma dei carabinieri di Parona, prima periferia di Verona; palazzo Carli, nel centro della città scaligera, e l’ex sede del Sid, in via Montanari, proprietà dell’Inps. Luoghi su cui molto si gioca la credibilità della superteste Ombretta Giacomazzi, che all’epoca aveva 17 anni e oggi è una teste chiave dell’ultima inchiesta sui presunti esecutori materiali della strage. Un’indagine già sfociata nella condanna a 30 anni di Marco Toffaloni, ex camerata veronese nel 1974 sedicenne (oggi inizierà il processo d’appello, ndr), e che vede attualmente imputato in Assise l’amico Roberto Zorzi, riporta Attuale.

La spia doppiogiochista 

Ieri la Corte, presieduta da Roberto Spanò, con la pm Caty Bressanelli, il procuratore Silvio Bonfigli, e gli avvocati delle parti civili, ha effettuato una trasferta a Verona. L’udienza ha durato oltre tre ore e ha visto la testimonianza di Giacomazzi, la fidanzata del neofascista bresciano Silvio Ferrari, che ha descritto ciò che afferma di aver visto negli anni ‘70. Ferrari, legato ai veronesi, è stato una spia doppiogiochista per il controverso ex capitano dei carabinieri Francesco Delfino, e ha tenuto rapporti con i vertici del Sid e con gli americani della Ftase. È emerso che un carabiniere fu coinvolto in un misterioso incidente, esplodendo in un attentato nove giorni prima della strage. Giacomazzi ha testimoniato che Ferrari frequentava quei luoghi con regolarità.

Gli incontri riservati 

Giacomazzi è stata presente a incontri segreti in compagnia di figure chiave come Delfino e il generale del Sid Angelo Pignatelli. Ferrari riceveva mandati durante questi incontri, tra cui la responsabilità di piazzare una bomba nel locale bresciano Blue Note, frequentato da gay e prostitute, che successivamente esplose causando gravi danni. La giovane, sotto pressione e minacciata, ha iniziato a rivelare la verità solo al colonnello Massimo Giraudo, che ha guidato le indagini per oltre 12 anni. In oltre 40 occasioni ha descritto gli incontri avvenuti in una caserma lungo l’Adige, dotata di un seminterrato che ha ricevuto poca luce naturale. Anche se ristrutturata nel 2016, la struttura ha mantenuto le sue caratteristiche originali.

La Vespa parcheggiata 

Le testimonianze di due vicini, Adriana Bertaso e Umberto Mottinelli, confermano la presenza di un accesso dal retro. Un’anziana testimone ha descritto il palazzo Carli, attuale sede del Comando delle forze terrestri dell’esercito, e ha ricordato come Ferrari parcheggiasse la sua Vespa vicino a una fontana, segnalando l’accesso per gli incontri riservati su cui indagava la Corte.

In aggiunta, il quinto piano dello squadrato palazzone di via Montanari, ex casa del Sid, oggi Inps, è emersa come un altro punto cruciale. Tuttavia, l’avvocato di Zorzi, Stefano Casali, ha messo in dubbio la validità della testimonianza, affermando che Zorzi non fosse mai stato presente in quei luoghi.

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