Taiwan e le sfide della sicurezza nella crisi globale
La sicurezza di Taiwan è ora messa a rischio dalla crescente incertezza politica negli Stati Uniti, in particolare sotto l’amministrazione Trump. L’imprevedibilità del presidente americano rappresenta una seria minaccia per l’isola, che vive sotto la costante minaccia della Cina. Le dinamiche geopolitiche attuali mettono in discussione le forniture di armi a Taiwan e la politica di «ambiguità strategica» che ha protetto l’isola per decenni, riporta Attuale.
Nonostante le difficoltà, ci sono segnali incoraggianti per Taiwan, particolarmente alla luce delle esperienze recenti di conflitti come quelli in Ucraina e Iran. Questi esempi dimostrano come un conflitto militare asimmetrico possa rivelarsi molto più complesso di quanto previsto per una superpotenza aggressore.
La chiave della resilienza di Taiwan risiede nella capacità di affrontare e resistere a un attacco iniziale. Can Kasapoğlu del Hudson Institute suggerisce che Taiwan dovrebbe perseguire «strategie asimmetriche» volte a «guadagnare tempo, aumentare i costi e trasformare un conflitto locale in una crisi globale». In caso di attacco, è fondamentale che Taiwan faccia sì che l’aggressione della Cina risulti insostenibile su più fronti: politico, militare, tecnologico ed economico.
Lo scenario più probabile di un possibile conflitto è quello del blocco marittimo, una tattica che il presidente Xi Jinping considera altamente credibile. Un blocco aperto da parte della Cina influenzerebbe negativamente l’approvvigionamento energetico di Taiwan, dato che il 83% del fabbisogno energetico dell’isola proviene da importazioni via mare, 30% delle quali da paesi come Qatar e Australia.
In caso di un attacco su vasta scala, la resistenza di Taiwan sarebbe limitata senza l’intervento degli Stati Uniti. Uno studio del 2023 della Rand Corporation prevede che Taiwan potrebbe resistere per 90 giorni, tempo necessario affinché gli Stati Uniti mobilitino forze sufficienti. Tuttavia, la stessa invasione potrebbe risultare estremamente complicata per la Cina, con possibili decenni di resistenza da parte della popolazione taiwanese.
Cosa Taiwan può apprendere dall’Iran
Intanto, l’evidente resilienza di Taiwan offre spunti di riflessione importanti. L’Iran ha dimostrato che un attacco devastante può ridurre, ma non annientare, le capacità di resistenza di un paese. Taiwan, a differenza dell’Iran, è una democrazia vivace in grado di rappresentare le aspirazioni dei suoi cittadini dentro e contro l’aggressione totalitaria.
La resistenza iniziale rivela come l’efficacia di un attacco coordinato possa essere compromessa proprio dalla capacità del paese aggredito di mantenere le proprie funzioni governative e militari operative. La resistenza dimostrata dall’Iran a un attacco congiunto Usa-Israele offre importanti insegnamenti a Taiwan; per resistere alla prima ondata, è essenziale saper reagire e implementare strategie di controffensiva.
Inoltre, l’analogia tra lo Stretto di Hormuz e quello di Taiwan è significativa, poiché entrambi rappresentano arterie cruciali per l’economia globale. Limitare il traffico marittimo per qualsiasi motivo potrebbe comportare gravi conseguenze economiche per la Cina. Kasapoğlu avverte che perturbazioni significative nello Stretto di Taiwan non solo danneggerebbero l’economia cinese, ma metterebbero a dura prova anche le sue catene di approvvigionamento.
Infine, Taiwan deve chiarire che ogni attacco avrà conseguenze globali, rappresentando un deterrente non solo per la Cina ma anche per gli Stati Uniti e altri alleati. Se Pechino decidesse di attaccare Taiwan, non solo i taiwanesi ne risentirebbero ma l’intera economia mondiale subirebbe danni devastanti, contribuendo a una crisi che travalicherebbe i confini dell’isola.
Non posso credere a quello che sta succedendo a Taiwan… l’incertezza degli Stati Uniti è preoccupante e non lascia ben sperare. La Cina non aspetta altro, e noi, qui in Italia, possiamo solo osservare come si sviluppa la situazione. Spero che Taiwan trovi la forza di resistere.