Tensione in Israele: il governo promuove le «annessioni» in Cisgiordania

15.02.2026 22:25
Tensione in Israele: il governo promuove le «annessioni» in Cisgiordania

Dal nostro corrispondente

GERUSALEMME –  Due soldatesse israeliane sono state aggredite da un gruppo di ultraortodossi a Bnei Brak, località vicina a Tel Aviv, dove gli attacchi a chi indossa una divisa sono frequenti. Le militari, in visita a un commilitone, sono state costrette a nascondersi in un cassonetto per sfuggire alla folla in calore. La situazione ha costretto l’intervento della polizia, che ha dovuto evacuare le donne mentre centinaia di haredim tentavano di circondare le forze dell’ordine, incendiando una macchina della polizia. Gli scontri sono proseguiti durante la notte, portando all’arresto di 22 persone. «Hanno passato una linea rossa», ha avvertito il primo ministro Benjamin Netanyahu, chiedendo punizioni per gli aggressori, pur sottolineando che «è una minoranza di estremisti che non rappresenta tutta la comunità». Questo episodio riaccende il dibattito sul ruolo degli ultraortodossi nell’esercito, un tema delicato per il governo attuale, che si sostiene grazie all’appoggio di partiti religiosi, riporta Attuale.

Squadre anti-sommossa

Il sito della crisi ha visto mobilitarsi le squadre anti-sommossa, sottolineando la gravità della situazione. Eyal Zamir, capo di stato maggiore, ha dichiarato: «La situazione in cui i soldati israeliani, uomini e donne, non possono muoversi liberamente in questo Paese è inaccettabile». La pressione per integrare i giovani ultraortodossi nell’esercito si intensifica, specialmente in un contesto di conflitto come quello attuale, dove l’esperienza della guerra a Gaza ha reso evidente la necessità di avere un esercito più rappresentativo e inclusivo.

La campagna di Bibi

Netanyahu si trova attualmente in campagna elettorale, in vista delle elezioni previste per l’autunno. Da un lato, desidera mantenere il supporto dei suoi alleati religiosi, dall’altro sta cercando di implementare iniziative per consolidare le politiche del governo. Recentemente, i ministri hanno approvato un fondo di quasi 700mila euro per la registrazione delle terre nell’Area C della Cisgiordania, territorio sotto il pieno controllo di Israele secondo gli accordi di Oslo. Queste misure sono state criticate per il loro potenziale impatto sul futuro dello Stato palestinese, con alcuni leader politici che, come il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, affermano che stanno «uccidendo l’idea di uno Stato palestinese».

Il registro delle terre

Questo rappresenta un’iniziativa mai vista dal 1967, anno della conquista dei territori, e contrasta con le intese di pace firmate oltre 30 anni fa e con la legalità internazionale. Secondo l’organizzazione israeliana Pace Adesso, l’83% delle terre nell’Area C potrebbe essere trasferito dallo status palestinese allo Stato israeliano, aggravando ulteriormente la situazione per i palestinesi, i quali troveranno difficoltà nell’ottenere la documentazione necessaria per rivendicare la proprietà delle terre.

La «rivoluzione delle colonie»

La coalizione di estrema destra al potere ha recentemente introdotto nuove normative per estendere la sovranità israeliana in Cisgiordania. Smotrich ha commentato: «Stiamo continuando la rivoluzione delle colonie», mentre la Casa Bianca ribadisce la contrarietà del presidente Donald Trump all’annessione dei territori. La tensione rimane alta, con le ripercussioni politiche e sociali di queste politiche sempre più evidenti nella regione.

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