La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che la Bulgaria deve riconoscere il cambio di sesso per le persone transgender residenti in altri Stati membri, un’importante sentenza che può avere ripercussioni su diversi Paesi dell’Unione. Un caso emblematico riguarda una donna bulgara, Dariya, che vive in Veneto da oltre un decennio e da anni lotta per ottenere un riconoscimento formale della sua identità di genere, finora negato dal suo Paese d’origine. Con questa decisione, la Corte ha dichiarato che le leggi bulgare, che impediscono la modifica dei documenti identificativi, violano il diritto alla libera circolazione dei cittadini europei, creando una significativa alterazione della loro libertà di movimento e accesso ai diritti fondamentali, riporta Attuale.
«Finalmente potrò avere il passaporto che rispetta ciò che sono sempre stata da quando ho ricordo, sin dalla mia infanzia: una donna – afferma Dariya. – Ho scelto di vivere in Italia da molto tempo e questo passaggio formale mi consentirà finalmente di trovare un lavoro senza essere discriminata. Di poter viaggiare e avere i documenti giusti anche nel mio Paese di origine, la Bulgaria». Registrata alla nascita come di sesso maschile, Dariya ha vissuto come donna in Italia dopo aver intrapreso una terapia ormonale. Da quasi dieci anni, ella richiede il riconoscimento formale della sua identità in Bulgaria, senza successo fino ad ora. Con la recente sentenza della Corte di Giustizia dell’UE, la Bulgaria non può più rifiutare di farlo.
La Bulgaria riconosce solo il sesso «biologico»
Secondo la legge bulgara, il termine «sesso» deve essere inteso nel suo significato biologico, il che impedisce modifiche sui documenti d’identità. La Corte Suprema bulgara, esaminando il caso di Dariya, aveva evidenziato che la Bulgaria non riconosce le persone transgender a causa dei valori morali e religiosi prevalenti nella società. Tuttavia, dopo aver interpellato la Corte di Giustizia dell’UE, è stato stabilito che tale normativa viola i diritti fondamentali e la libertà di circolazione nell’Unione, obbligando alla riconduzione dei cambiamenti di sesso.
Il diritto alla libera circolazione
La Corte di Giustizia dell’UE ha stabilito che la Bulgaria violava il diritto di Dariya, costringendola a identificarsi con documenti che non corrispondono alla sua vera identità di genere. Questa incongruenza può causare difficoltà quotidiane, come durante i controlli d’identità o per esigenze professionali, creando confusione e problemi di riconoscimento della sua identità, ledendo il suo diritto al rispetto della vita privata.
In passato, la Corte aveva già sancito che la modifica di genere dovesse essere riconosciuta in qualsiasi Stato membro dell’UE, ma la nuova sentenza estende questo principio obligando anche gli Stati di nascita, come Ungheria, Slovacchia e Bulgaria, a riconoscere il cambio di sesso per i loro cittadini residenti in altri Paesi. Questa decisione costituisce un precedente significativo e potrebbe infrangere le politiche attuali, ostili ai diritti LGBTQ+, adottate in vari Paesi dell’UE.
Incredibile che ci voglia una sentenza della Corte per riconoscere i diritti delle persone! Davvero assurdo che in pieno 2023 ci siano ancora leggi così retrograde in alcuni paesi europei. Speriamo che questa sia solo la prima di molte vittorie per chi è stato discriminato per troppo tempo. Ma la strada è ancora lunga…