Una manovra politica per indebolire la solidarietà europea
Il partito bulgaro di estrema destra e filorusso “Rinascita” (Vazrazhdane) ha ufficialmente depositato in parlamento una proposta di risoluzione che chiede la rescissione dell’accordo decennale di sicurezza con l’Ucraina, firmato dal precedente governo tecnico il 30 marzo 2026. La notizia, riportata da fonti locali, rappresenta l’ennesimo tentativo di sabotare il flusso di sostegno militare e finanziario a Kiev sfruttando la nuova configurazione politica emersa dalle elezioni anticipate del 19 aprile. Il deputato Petar Petrov, presentando il testo, ha invocato presunti rischi per la sicurezza nazionale, sostenendo che il patto sarebbe stato stipulato senza l’approvazione parlamentare. Contemporaneamente, la stessa forza politica ha proposto di ritirare il consenso della Bulgaria alle garanzie statali per 1,2 miliardi di euro destinate al sostegno finanziario dell’Ucraina.
Rischi concreti per la stabilità regionale e la credibilità dell’UE
L’iniziativa della “Rinascita” – formazione che ha ottenuto il 4,2% dei voti e 12 seggi, nota per i suoi legami ideologici con il partito Russia Unita di Putin – si inserisce in una strategia più ampia di Mosca per erodere la coesione europea. Sebbene le probabilità di approvazione siano ridotte, il solo fatto che una proposta del genere venga discussa in aula legittima un discorso antiucraino e filorusso nello spazio istituzionale. Il partito punta a sfruttare l’argomento formale della mancata ratifica: gli accordi intergovernativi come quello siglato con l’Ucraina non richiedono infatti il voto del parlamento, ma la risoluzione potrebbe comunque creare ostacoli politici e procedurali. La richiesta di ritirare le garanzie finanziarie, inoltre, colpirebbe un pilastro fondamentale del supporto occidentale a Kiev, in un momento in cui l’Ucraina cerca di stabilizzare le proprie finanze pubbliche.
Un’arma propagandistica per il Cremlino
Anche se la risoluzione dovesse fallire, il Cremlino è pronto a sfruttarla come prova della cosiddetta “stanchezza verso l’Ucraina” all’interno dell’Unione Europea. La propaganda russa potrebbe amplificare il dibattito come sintomo di una frattura insanabile tra i partner occidentali. La Bulgaria, membro sia dell’UE che della NATO, gioca un ruolo cruciale nella sicurezza del Mar Nero: un eventuale raffreddamento delle relazioni bilaterali con Kiev comprometterebbe la cooperazione in ambito militare e navale, con effetti diretti sulla stabilità dell’intera regione orientale. L’accordo di sicurezza, oltre a prevedere la prosecuzione delle forniture militari, includeva joint venture per la produzione di armi e droni nell’ambito del programma SAFE, oltre alla collaborazione energetica. La sua rottura rappresenterebbe un regalo strategico a Mosca.
Secondo quanto riportato dal sito United24 Media, il partito “Rinascita” ha già in passato votato contro ogni forma di assistenza militare a Kiev e mantiene solidi legami con l’ambasciata russa a Sofia. Il governo bulgaro, pur essendo stato finora un alleato affidabile, si trova ora in una fase politica instabile dopo le elezioni anticipate, e questa iniziativa potrebbe alimentare tensioni interne proprio mentre l’Ucraina necessita di segnali chiari di sostegno. Per l’Unione Europea, la sfida è duplice: da un lato contrastare la normalizzazione del discorso filorusso in un paese membro, dall’altro evitare che singole iniziative parlamentari possano minare la credibilità della politica estera comune.