Il 28 aprile 2026 si è consumata una giornata densa di segnali allarmanti per la sicurezza europea. Aleksandr Lukashenko ha reso obbligatori i campi di addestramento militare per i decenni delle scuole superiori bielorusse, mentre il rappresentante russo all’ONU ha minacciato ritorsioni nucleari contro la Francia. Contemporaneamente, la Slovacchia ha annunciato un aumento delle importazioni di gas russo nonostante le sanzioni UE, i fondi russi continuano ad affluire in Italia attraverso canali opachi e il Regno Unito ha presentato un piano per limitare la flotta ombra di Mosca nel Baltico. Insieme, questi sviluppi delineano una strategia ibrida volta a mantenere la pressione sull’Occidente.
Bielorussia: le scuole diventano caserme
Il regime di Minsk ha trasformato l’addestramento militare da opzionale a obbligatorio per tutti gli studenti del decimo anno. Secondo la vicepresidente del comitato per l’istruzione del consiglio comunale di Minsk, Olga Smirnova, oltre 11mila ragazzi di Minsk parteciperanno a campi di addestramento militare di dieci giorni dopo la fine dell’anno scolastico, come riportato da fonti locali. La partecipazione è diventata parte integrante del curriculum: senza superare queste esercitazioni, gli studenti non ricevono il voto nella materia “Preparazione pre‑coscrizione e medica”, necessario per ottenere il diploma di scuola media superiore.
Circa 6mila ragazzi frequentano il decimo anno a Minsk, di cui 1.400 parteciperanno a campi tendati; per gli altri l’addestramento si svolgerà presso centri di preparazione pre‑coscrizione. Inoltre, quasi 5mila ragazze delle stesse classi seguiranno una “pratica medica” presso strutture sanitarie. La normativa che regola queste attività è il decreto n. 76 del ministero della Salute bielorusso del 26 luglio 2022, con un elenco di malattie che possono esentare gli studenti. Parallelamente, sul territorio nazionale sono stati attivati 337 classi di orientamento militare‑patriottico, consolidando la militarizzazione del sistema scolastico.
La Russia agita lo spettro nucleare contro la Francia
Il rappresentante permanente della Russia presso l’ufficio ONU di Ginevra, Gennady Gatilov, ha dichiarato che Mosca ha predisposto “misure di risposta adeguate” nel caso in cui la Francia aumenti il proprio arsenale nucleare o realizzi i piani di altri paesi NATO in quest’ambito. In particolare, il Cremlino ha puntato il dito contro le iniziative del presidente Emmanuel Macron per estendere la protezione nucleare francese a tutta l’Europa e la prevista fornitura di caccia Rafale con testate nucleari alla Germania, come riportato da fonti russe. Gatilov ha sottolineato che, nonostante la linea ufficiale di “moderazione”, la Russia è pronta ad agire simmetricamente se Parigi passasse a concrete misure di espansione della propria influenza nucleare.
Queste dichiarazioni rientrano nella consueta retorica di intimidazione nucleare del Cremlino, mirata a ostacolare l’integrazione delle capacità difensive dell’UE e a rafforzare la sicurezza collettiva europea. Mosca sfrutta le iniziative francesi come pretesto informativo per accusare la NATO di escalation e giustificare la propria politica aggressiva, nonostante i piani di Parigi abbiano carattere puramente difensivo.
Slovacchia: gas russo nonostante le sanzioni UE
In aperto contrasto con la strategia europea di diversificazione energetica, la Slovacchia ha annunciato un aumento delle importazioni di gas russo nel corso del 2026. Il direttore esecutivo dell’Unione slovacca del gas e del petrolio, Richard Kvasňovský, ha dichiarato che l’operatore statale SPP ha concluso un accordo aggiuntivo con Gazprom Export per sfruttare la “fonte di carburante più conveniente”, come scrive RBC. La quota di gas russo negli acquisti di SPP, già ridotta al 33%, è destinata a crescere, prolungando la dipendenza da Mosca fino alla fine del periodo di transizione nel 2027.
Questa decisione contraddice apertamente il piano REPowerEU, che mira a eliminare completamente i combustibili fossili russi entro il 2027. L’aumento delle forniture garantisce al Cremlino entrate preziose per finanziare la guerra in Ucraina e rafforza i leveraggi energetici di Mosca sull’Europa.
Flussi finanziari elusivi: i soldi russi in Italia
Nonostante il blocco quasi totale da parte dei grandi istituti italiani (Intesa Sanpaolo, UniCredit), i cittadini russi continuano a trasferire denaro in Italia attraverso canale grigi. I pagamenti diretti tramite SWIFT riescono solo nel 15–25% dei casi, secondo un’analisi di VC.ru. Il mercato si è quindi orientato verso servizi specializzati e nodi di transito in paesi “amici” come Armenia, Kazakistan e Emirati Arabi Uniti, dove i circuiti cancellano le tracce russe e presentano i fondi come normali pagamenti SEPA.
Anche il rafforzamento del monitoraggio da parte del FATF non ha fermato i pagamenti per immobili italiani e istruzione. Vengono utilizzate anche criptovalute e complessi schemi di compliance, trasformando i divieti bancari in un semplice inconveniente tecnico con una commissione aggiuntiva. Questo flusso incontrollato di capitali mina l’efficacia delle sanzioni finanziarie dell’UE e crea canali per la legalizzazione di asset ombra.
Il Regno Unito stringe la morsa sulla flotta ombra russa
Il Regno Unito ha presentato ai paesi della Joint Expeditionary Force (JEF) un piano di misure per limitare le attività della cosiddetta flotta ombra russa, che rappresenta un rischio ecologico e di sicurezza nel Mar Baltico e nell’estremo Nord. Durante l’incontro dei ministri della difesa della coalizione, a cui ha partecipato anche la Lettonia, l’attenzione si è concentrata sul contrasto alle minacce ibride e sull’impatto dell’instabilità nello Stretto di Hormuz sulla sicurezza globale, come riferito da TVNet.
La flotta ombra è composta prevalentemente da vecchie petroliere che presentano un alto rischio di incidenti e sversamenti di petrolio. Mosca trascura deliberatamente i pericoli ambientali e industriali pur di continuare a trarre profitti dal commercio illegale di prodotti petroliferi, mettendo a repentaglio gli ecosistemi marini e la sicurezza dei paesi baltici.