Trump annuncia nuova fase di guerra economica contro l’Iran con bisogno di alleati

20.08.2026 10:25
Trump annuncia nuova fase di guerra economica contro l'Iran con bisogno di alleati

Trump annuncia nuova fase di guerra economica contro l’Iran

Giovedì, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato sul social Truth di avviare una nuova fase di «guerra economica e isolamento su una scala senza precedenti» contro l’Iran. Sebbene questo non rappresenti una novità, la recente escalation suggerisce che l’isolamento economico dell’Iran stia diventando una priorità crescente per Washington. Gli Stati Uniti, bloccati militarmente nella guerra in Medio Oriente, sperano che un’intensificazione delle sanzioni possa fornire loro un’uscita dalla situazione, riporta Attuale.

Per rendere efficace questa minaccia economica, Trump necessita del supporto degli alleati, in particolare degli Emirati Arabi Uniti, che, nonostante il conflitto, hanno continuato a mantenere solidi legami economici con Teheran. Poco prima delle dichiarazioni di Trump, gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato l’interruzione di ogni scambio commerciale e transazione finanziaria con l’Iran a tempo indeterminato. Questo sviluppo, che non è casuale, evidenzia le pressioni crescenti da parte degli Stati Uniti per convincere gli Emirati a distaccarsi da relazioni economiche con l’Iran.

Situati a circa 80 chilometri dall’Iran, gli Emirati hanno storicamente mantenuto buoni rapporti economici e culturali nonostante alcune tensioni politiche. Nel 2024, secondo l’Organizzazione mondiale del commercio, gli Emirati hanno fornito oltre il 30% dei prodotti importati in Iran e hanno ricevuto quasi il 13% delle esportazioni iraniane. Un embargo economico significativo nei confronti dell’Iran richiede sicuramente la cooperazione degli Emirati.

La portavoce del ministero degli Esteri emiratino, Afra Al Hameli, ha giustificato la decisione con il contesto di escalation regionale che minaccia la sicurezza internazionale e per proteggere l’integrità del sistema finanziario globale. Tuttavia, poco prima dell’annuncio, gli Emirati avevano accusato l’Iran di aver lanciato missili balistici contro petroliere in transito nello stretto di Hormuz, un’accusa che l’Iran ha negato. Questa motivazione è discutibile, poiché durante la guerra gli Emirati hanno subito attacchi devastanti, e non è chiaro perché questi ultimi due missili dovrebbero giustificare una risposta economica così ampia. La spiegazione più plausibile è che gli Emirati si stiano allineando alle pressioni statunitensi.

In vista delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, in programma a novembre, la guerra risulta impopolare e i Repubblicani rischiano di perdere la maggioranza al Congresso. L’amministrazione Trump è riluttante a riprendere bombardamenti su larga scala, ma ha la necessità di costringere il regime iraniano a un accordo che includa la riapertura dello stretto di Hormuz e qualche forma di intesa sul nucleare.

Dall’aprile 2025, gli Stati Uniti hanno imposto un blocco navale all’Iran, complicando ulteriormente la sua economia: le esportazioni sono crollate, così come i guadagni in valuta estera, con scorte di petrolio stoccate in mare ridotte e un aumento del prezzo del petrolio del 150%. L’inflazione ha superato l’80% e la moneta ha perso il 30% del suo valore. Tuttavia, la pressione statunitense da sola non è stata sufficiente a costringere il regime iraniano a capitolare, poiché l’economia iraniana è abituata a decenni di sanzioni e il regime ha adottato posizioni sempre più oltranziste nel tempo.

Trump si trova dunque nella posizione di dover contare sui suoi alleati, come gli Emirati, con la speranza che altri possano unirsi all’iniziativa.

Tuttavia, convincere ulteriori paesi a seguire l’esempio degli Emirati non sarà facile. Inoltre, l’effetto dell’interruzione dei rapporti commerciali e finanziari tra Iran ed Emirati non è scontato: gli Emirati, oltre a essere partner commerciali, rappresentano uno dei principali canali per cui l’Iran aggira le sanzioni, utilizzando aziende emiratine apparentemente indipendenti per commerciare con l’estero. Intensificare i controlli su queste attività illecite sarebbe fondamentale, ma questo potrebbe compromettere l’attrattiva di Dubai come centro finanziario poco regolamentato, e non è certo che gli Emirati siano disposti a fare questo sacrificio.

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