Assistenza alimentare in Sud Sudan a rischio: il WFP avverte della crisi imminente per i rifugiati
A fine settembre, senza nuovi finanziamenti, il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (WFP) fornirà per l’ultima volta assistenza alimentare ai 240mila rifugiati più vulnerabili in Sud Sudan, gli ultimi tra circa 650mila persone rifugiate nel paese a ricevere supporto dall’agenzia. Pochi giorni fa, WFP e l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) hanno diffuso un comunicato congiunto in cui evidenziano come i fondi si stiano esaurendo a causa dei contributi insufficienti da parte dei paesi tradizionalmente finanziatori delle loro operazioni, riporta Attuale.
Secondo Tomson Phiri, portavoce del WFP in Sud Sudan, le conseguenze dell’assenza di nuovi fondi colpiranno anche le persone non rifugiate. Se non arriveranno risorse, a partire da ottobre, 180mila sfollati interni perderanno l’assistenza alimentare, mentre a novembre altre 600mila persone residenti in aree a rischio carestia potrebbero rimanere senza supporto. Circa 800 centri nutrizionali, cruciali per la cura di bambini sotto i cinque anni e donne incinte o che allattano affette da malnutrizione, rischiano di chiudere, interessando oltre 220mila individui.
Circa il 95% dei rifugiati in Sud Sudan proviene dal Sudan, paese confinante a nord, dove è in corso dal aprile 2023 una guerra civile tra l’esercito regolare e le forze paramilitari delle Rapid Support Forces (RSF). Questo conflitto ha generato una grave crisi umanitaria, spingendo milioni di persone a cercare rifugio in altre nazioni africane. Da inizio 2023, oltre 1,4 milioni di rifugiati e sud sudanesi di ritorno sono giunti in Sud Sudan, con arrivi costanti tra le 2mila e le 3mila persone a settimana.
Adham Effendi, vice direttore del WFP in Sud Sudan, ha messo in evidenza la criticità della situazione: da un lato, continuano ad arrivare persone che hanno perso tutto, dall’altro, le risorse per fornire assistenza stanno diminuendo drasticamente.
Il Sud Sudan, uno dei paesi più poveri al mondo, ha affrontato anni di guerra civile e attualmente vive conflitti locali e siccità ricorrenti. Le agenzie umanitarie utilizzano una scala a 5 livelli chiamata IPC (Integrated Food Security Phase Classification) per misurare la fame. Durante il periodo compreso tra aprile e luglio 2026, ben 7,8 milioni di persone – oltre la metà della popolazione – si trovavano già in condizioni di crisi o peggiori, evidenziando un quadro allarmante.
A complicare ulteriormente la situazione è l’aumento del costo del cibo, che a fine giugno ha evidenziato un incremento del 5% rispetto al mese precedente. Gli alti costi dei trasporti, aumentati del 30% negli ultimi mesi a causa del conflitto in Medio Oriente, rendono ancora più difficoltosa la distribuzione degli aiuti alimentari già limitati.
Nonostante i tagli annunciati, il WFP ha raggiunto a giugno 1,94 milioni di persone, pari al 69% dell’obiettivo previsto per il mese. Tuttavia, molti paesi donatori, tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Unione Europea, Giappone, Svezia e Irlanda, hanno ridotto i loro finanziamenti, creando una grave difficoltà per l’agenzia nel coprire le necessità.
Per affrontare la crisi, il WFP sta tentando di trasferire parte dell’assistenza dal cibo al denaro, permettendo ai beneficiari di ritirare fondi tramite telefono cellulare, ma questa soluzione non risolve il problema fondamentale dei finanziamenti. Gli esperti avvertono che il taglio dell’assistenza potrebbe vanificare i progressi ottenuti dalle famiglie rifugiate, costringendole a tornare a cercare aiuti lungo rotte pericolose, pertanto un intervento urgente è necessario per evitare l’aggravarsi della situazione umanitaria in Sud Sudan.