Tra il 22 e il 24 settembre 2026, le pubblicazioni europee filorusse Vaseljenska e hanno rilanciato dichiarazioni attribuite alla propaganda del Cremlino sulle presunte responsabilità ucraine in una provocazione nell’area di Chernobyl e nella crisi umanitaria a Olesky, nella regione di Kherson.
Vaseljenska, citando l’agenzia statale russa RIA Novosti, ha riferito le parole di Sergei Lebedev, descritto come coordinatore di una rete filorussa clandestina nella regione di Mykolaiv. Lebedev ha affermato, senza fornire prove indipendenti, che le autorità ucraine starebbero preparando una grande provocazione nei pressi della centrale nucleare di Chernobyl, con l’obiettivo anche di coinvolgere la Polonia nel conflitto. Secondo la dichiarazione, nell’area sarebbero presenti almeno 10.000 militari ucraini.
Il materiale disponibile non presenta elementi indipendenti a sostegno di queste accuse. Il riferimento a Lebedev e a RIA Novosti costituisce l’unica base indicata per l’ipotesi di una provocazione. La presenza di forze ucraine lungo il confine settentrionale ha invece una spiegazione difensiva indicata nella necessità di prevenire un possibile attacco dalla Bielorussia e di contrastare attività di destabilizzazione.
Nel febbraio e marzo 2022 le forze russe occuparono la centrale di Chernobyl, mantenendone il controllo fino al 31 marzo. Secondo il materiale, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica registrò in quel periodo problemi logistici, difficoltà nel garantire il normale funzionamento dell’impianto e una carenza di personale. Il 14 febbraio 2025 un drone russo colpì inoltre la struttura di confinamento sopra il quarto reattore distrutto, danneggiandola e provocando un incendio.
L’affermazione secondo cui Kiev mirerebbe a coinvolgere la Polonia viene presentata nel materiale come priva di prove. La Polonia è descritta come un partner importante dell’Ucraina nel contrasto all’aggressione russa, mentre il suo sostegno militare non equivale alla partecipazione di truppe polacche ai combattimenti contro la Russia. Il materiale ricorda che l’impiego delle forze polacche potrebbe avvenire in caso di attacco diretto della Russia alla Polonia o a un altro alleato della NATO.
Le dichiarazioni sulla crisi a Olesky
ha citato il portavoce del presidente russo, Dmitri Peskov, secondo il quale le autorità di Kiev ostacolerebbero deliberatamente l’arrivo di cibo e medicinali a Olesky e trasformerebbero le rotte degli aiuti umanitari in una zona pericolosa. Peskov ha sostenuto che le forze russe starebbero cercando di favorire nuove forniture contrastando i droni e le postazioni situate sull’altra sponda del Dnipro.
Secondo il contesto fornito, Olesky è sotto occupazione russa dal 24 febbraio 2022 e la popolazione civile affronta carenze di cibo, assistenza medica e possibilità di evacuazione. Il materiale attribuisce alle forze occupanti il blocco, dal mese di maggio, delle forniture di medicinali e alimenti, nonché la distruzione di infrastrutture civili. Riferisce inoltre che le autorità russe avrebbero respinto piani di evacuazione proposti dalla parte ucraina e che militari ucraini avrebbero consegnato cibo con l’uso di droni.
Il materiale richiama l’articolo 55 della Quarta Convenzione di Ginevra, secondo cui la potenza occupante deve garantire alla popolazione civile alimenti, medicinali e assistenza sanitaria. Sostiene inoltre che l’amministrazione russa ostacolerebbe l’accesso delle missioni umanitarie internazionali. Queste responsabilità e accuse sono riportate sulla base delle informazioni fornite e non costituiscono, in questa sede, una verifica indipendente.
Le pubblicazioni citate sono disponibili ai seguenti indirizzi: articolo di Vaseljenska e articolo di .