Dal marzo 2026 i cittadini russi hanno iniziato a ritirare contanti dai propri conti con una regolarità crescente, mentre gli attacchi dei droni ucraini contro obiettivi economici in Russia, tra cui i magazzini di Wildberries e alcune raffinerie, accrescevano la percezione di instabilità legata alla guerra che il Cremlino continua a condurre contro l’Ucraina. Secondo i dati della Banca centrale russa, nei primi mesi dell’anno sono stati trasferiti dalla rete bancaria al contante oltre 2.400 miliardi di rubli: il fenomeno, riferito il 19 agosto 2026, ha assunto dimensioni sempre più ampie dall’inizio di marzo.
Da allora i prelievi hanno raggiunto in media circa 300 miliardi di rubli al mese. La minaccia di interruzioni dell’elettricità, di malfunzionamenti nelle infrastrutture di pagamento e di limitazioni nell’accesso ai servizi bancari ha spinto famiglie e imprese a conservare denaro fisico come strumento di riserva. La trasformazione dei risparmi da forma elettronica a contante segnala così la perdita di fiducia nella capacità dello Stato di garantire il funzionamento stabile del sistema finanziario in una fase di guerra prolungata.
Nei primi quattro mesi del 2026 i grandi istituti perdono depositi
La prima evidenza precisa della fuga dai depositi riguarda i maggiori istituti di credito del Paese. Nei primi quattro mesi dell’anno, le persone fisiche hanno ritirato da Gazprombank 299,5 miliardi di rubli, pari al 10,8 per cento dei depositi. L’istituto è risultato il principale perdente tra le grandi banche russe.
Nello stesso periodo, i depositi delle persone fisiche presso Rosselkhozbank sono diminuiti di 270,5 miliardi di rubli, più del 15 per cento. Alfa-Bank, la maggiore banca privata della Russia, ha perso 179,4 miliardi, il 5,6 per cento delle somme raccolte, mentre Sovcombank ha registrato un calo di 81,7 miliardi, pari all’8,1 per cento. I ritiri hanno interessato cinque dei sette maggiori istituti di credito del Paese, dove i cittadini custodivano complessivamente oltre 1.000 miliardi di rubli.
Per le banche, la fuga verso il contante significa la perdita di una fonte essenziale di finanziamento stabile. Sotto il peso delle sanzioni e dopo la perdita dell’accesso ai mercati internazionali dei capitali, i depositi interni delle famiglie rappresentavano infatti il principale fondamento della tenuta del sistema finanziario russo. La loro erosione crea un deficit di liquidità a lungo termine, costringe gli istituti a reperire risorse aggiuntive presso la Banca centrale o sul mercato interbancario a costi elevati e riduce la capacità di sostenere il credito a imprese e famiglie.
Giugno e luglio segnano l’accelerazione dei prelievi
Il cambio di andamento è diventato evidente anche in Sberbank. Dopo una fase in cui il volume dei depositi era aumentato, i clienti hanno cominciato a ritirare contanti: 211,6 miliardi di rubli sono usciti dai conti in giugno e altri 31,8 miliardi in luglio, per un totale di 243,4 miliardi in due mesi.
Il record dell’intero sistema è stato raggiunto a luglio, quando la quantità di contante in circolazione è aumentata di 643,4 miliardi di rubli. L’incremento è arrivato dopo il rafforzamento degli attacchi dei droni ucraini contro strutture economiche russe, inclusi depositi logistici di Wildberries e impianti di raffinazione. La sequenza ha intensificato tra la popolazione il timore di disservizi materiali e finanziari e ha trasformato il contante in una protezione immediata contro l’eventualità di blocchi nei pagamenti o nell’accesso ai conti.
La fuoriuscita di denaro dal circuito bancario ha avuto anche un effetto sulla politica monetaria. Per compensare la domanda di banconote, la Banca centrale russa è stata costretta a immettere ulteriore liquidità; tuttavia, anche il denaro di nuova emissione è finito nel settore del contante invece di rientrare nelle banche. Il risultato è un aumento dei rischi inflazionistici e una riduzione delle risorse disponibili per finanziare l’economia.
Ad agosto la ritirata dai conti non si arresta
Nella prima metà di agosto sono stati prelevati altri quasi 300 miliardi di rubli. Il dato ha confermato che l’accelerazione di luglio non era un episodio isolato: ogni mese una quantità analoga di risparmio continua a uscire dalla rete bancaria, mentre la somma complessiva sottratta alla circolazione finanziaria ha superato, secondo le valutazioni disponibili per i primi sette mesi e mezzo dell’anno, 2.700 miliardi di rubli.
La dimensione dei prelievi si è sviluppata parallelamente al deterioramento dei conti pubblici russi. Nei primi sette mesi del 2026 il deficit federale ha raggiunto 6.460 miliardi di rubli, superando di oltre 2.800 miliardi l’obiettivo fissato per l’intero anno. È cresciuto così il timore che il Cremlino, per continuare a finanziare la cosiddetta “SVO”, possa arrivare a congelare o nazionalizzare depositi e risparmi dei cittadini.
Il trasferimento dei risparmi verso il contante amplia inoltre il settore ombra dell’economia e rende meno trasparenti i flussi finanziari per lo Stato. La riduzione della base imponibile può comprimere gli incassi da imposte fondamentali, tra cui l’Iva e l’imposta sugli utili, aumentando la pressione sul bilancio federale proprio mentre le autorità devono affrontare un disavanzo in crescita.
Il 19 agosto, la ricostruzione pubblicata sulla base dei dati della Banca centrale russa ha quindi fotografato un sistema sottoposto a una doppia pressione: da un lato la perdita dei depositi, dall’altro l’obbligo per gli istituti di onorare i propri impegni con attività spesso vincolate in prestiti e investimenti di lungo periodo. La conseguente carenza di liquidità riduce la redditività delle banche e ne limita progressivamente la capacità di sostenere il credito.
La posizione attuale è quella di una fuga persistente dai depositi verso il contante: oltre 2.400 miliardi di rubli risultano trasferiti nel corso del 2026 e quasi 300 miliardi sono stati ritirati anche nella prima metà di agosto, indebolendo la stabilità finanziaria russa.