La Corte dei conti europea avverte: l’Europa potrebbe perdere l’autonomia strategica entro il 2030

11.09.2026 18:35
La Corte dei conti europea avverte: l'Europa potrebbe perdere l'autonomia strategica entro il 2030

L’Europa a rischio sul fronte della difesa: il rapporto della Corte dei conti

L’Europa corre il rischio di non raggiungere l’obiettivo dell’autonomia strategica entro il 2030. Nonostante i piani ambiziosi per la difesa e il sostanziale aumento dei budget militari in tutti gli Stati membri, a causa dell’invasione russa dell’Ucraina e della crescente aggressività di Mosca, l’Unione Europea sta gestendo male le nuove risorse, riporta Attuale.

Dal 2020 al 2025, i Paesi dell’Unione hanno aumentato i finanziamenti per gli armamenti dell’80%, passando da 262 a 418 miliardi di euro, dopo anni di investimenti insufficienti. Nonostante questa vera e propria Zeitwende, come la definì l’ex cancelliere tedesco Olaf Scholz, che offre una chance per l’espansione dell’industria della difesa europea, le risorse non vengono indirizzate in modo efficace.

Il rapporto evidenzia che l’obiettivo della «defense readiness» è ostacolato dall’atteggiamento dei governi nazionali, che continuano a fare scelte individuali senza coordinamento. Il caso più emblematico è rappresentato dalla Germania, che investirà quasi 500 miliardi di euro per costruire il «più forte esercito convenzionale d’Europa». Tuttavia, i contratti tendono a ricadere su aziende tedesche, come Rheinmetall, con il 60% dei fondi diretti a produttori nazionali, mentre le alternative europee vengono spesso trascurate.

Il rapporto della Corte dei conti è chiaro nel criticare la mancanza di un approccio coordinato: «La pianificazione delle capacità difensive nell’Ue prosegue con un metodo dal basso verso l’alto, con ogni nazione che definisce le proprie necessità». Questa mancanza di coordinamento potrebbe condurre a investimenti inefficaci e duplicazioni. Se gestito male, l’incremento della spesa potrebbe persino causare strozzature produttive.

La Commissione europea ha stanziato 150 miliardi di euro, sotto il programma Safe, per supportare finanziariamente i progetti di armamento e ha allentato le regole di bilancio riguardanti le spese per la difesa. Tuttavia, le iniziative transnazionali sono ancora scarse, con molti Paesi che preferiscono promuovere le loro industrie nazionali per proteggere i posti di lavoro, creando così un freno ai progressi collettivi. Secondo Marek Opiola, a capo dell’audit della Corte, «mentre l’Ue avanza iniziative per unire gli sforzi di difesa, raggiungere la prontezza entro il 2030 rimane problematico».

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