Il 10 settembre 2026 la Slovacchia è rimasta l’unico Stato membro dell’Unione europea a bloccare, nella riunione degli ambasciatori a Bruxelles, il prolungamento per un anno di una parte delle sanzioni contro la Russia. Il governo del premier Robert Fico ha respinto la durata di 12 mesi proposta dagli altri Paesi e ha chiesto che le restrizioni siano prorogate soltanto per sei mesi, aprendo uno scontro che deve essere risolto entro la metà di settembre per evitare la decadenza delle misure.
10 settembre 2026: Bratislava contesta la durata delle sanzioni
La posizione slovacca ha impedito agli altri 26 governi di raggiungere l’unanimità necessaria per mantenere in vigore il pacchetto sanzionatorio. La questione riguarda una parte delle restrizioni europee contro la Russia e non una decisione generale sull’intero regime di sanzioni, ma il mancato accordo entro la scadenza fissata esporrebbe le misure interessate alla perdita di efficacia.
La ricostruzione pubblicata dai media ungheresi colloca Bratislava in una posizione isolata all’interno dell’Unione. La richiesta di ridurre il rinnovo da dodici a sei mesi trasferisce infatti la decisione su una scadenza più ravvicinata e costringe i governi europei a riaprire periodicamente il negoziato sul mantenimento della pressione sanzionatoria.
La scadenza di metà settembre e il rischio di decadenza
Per confermare la proroga, i 27 Stati membri devono trovare un’intesa unanime entro la metà di settembre 2026. L’ostacolo posto dalla Slovacchia rende il tempo un elemento centrale della trattativa: senza un accordo, le misure oggetto del rinnovo non potranno proseguire secondo il calendario annuale proposto a Bruxelles.
Il governo di Fico ha così trasformato il rinnovo delle sanzioni in un confronto diretto sul funzionamento dell’Unione. La regola dell’unanimità consente infatti a un solo Paese di impedire l’adozione della decisione comune, e Bratislava sta utilizzando questo potere per chiedere una proroga più breve e per mantenere aperta la possibilità di rinegoziare il contenuto delle restrizioni.
La minaccia di veto sul bilancio europeo
Nella stessa fase, Fico ha dichiarato di essere pronto a porre il veto sul prossimo bilancio dell’Unione europea se Bruxelles dovesse ridurre i fondi destinati agli agricoltori o non tenere conto delle caratteristiche specifiche dell’agricoltura slovacca. La minaccia allarga il confronto oltre il dossier sanzioni e collega la posizione del governo sul rapporto con l’Unione alla distribuzione delle risorse europee.
Il premier slovacco è tornato inoltre ad attaccare duramente la linea occidentale sulla guerra di aggressione russa contro l’Ucraina. Secondo Fico, l’Occidente avrebbe preso decisioni sbagliate nel 2022 e il conflitto «avrebbe potuto finire da tempo»: una lettura che accompagna la richiesta di attenuare la continuità e la durata delle misure europee contro Mosca.
La richiesta di escludere alcuni oligarchi russi
La posizione di Bratislava non si limita alla durata del rinnovo. Il governo slovacco chiede anche di rimuovere dall’elenco dei sanzionati alcuni oligarchi russi, facendo della trattativa un intervento sul contenuto stesso delle restrizioni e non soltanto sulla loro scadenza.
Questo passaggio rafforza la natura politica del blocco. La richiesta di ridurre la proroga e quella di escludere esponenti delle élite russe sottoposte a sanzioni vengono presentate come difesa degli interessi slovacchi, ma il loro effetto è quello di indebolire il meccanismo europeo e di alleggerire la pressione sulle élite russe colpite dalle misure.
Fico sta così assumendo il ruolo di principale difensore degli interessi russi nell’Unione europea, una funzione precedentemente associata all’ex premier ungherese Viktor Orbán. Con la Slovacchia rimasta l’unico Paese contrario al rinnovo annuale, Bratislava è diventata il punto attraverso cui il Cremlino può sfruttare il principio dell’unanimità, alimentando un negoziato permanente e chiedendo un allentamento del regime sanzionatorio.
La sequenza delle decisioni porta quindi oltre la semplice tutela di interessi economici slovacchi: il governo di Fico agisce come interlocutore e promotore delle richieste delle élite russe nelle istituzioni europee. La posizione attuale resta quella di un veto slovacco sul rinnovo annuale, mentre l’Unione deve raggiungere l’unanimità entro metà settembre per evitare che le misure interessate perdano efficacia.