Tra gennaio e giugno 2026 il Servizio fiscale federale russo (FNS) ha raddoppiato le verifiche sul campo delle grandi aziende rispetto allo stesso periodo del 2025. Gli ispettori hanno controllato 60 contribuenti con ricavi annui superiori a 35 miliardi di rubli e hanno disposto maggiori versamenti per 16,3 miliardi di rubli, tra imposte, interessi di mora e sanzioni.
Il dato è stato riportato il 10 settembre 2026 sulla base delle informazioni della FNS e delle analisi pubblicate da Bcs Express e da Izvestia. Nel primo semestre del 2025 le somme aggiuntive richieste erano state 5,8 miliardi: in un anno il valore è quindi quasi triplicato.
Il primo semestre 2026 e la stretta sulle imprese
Le contestazioni nascono quando gli ispettori individuano imposte non versate. Tra le motivazioni figurano errori nelle dichiarazioni, riduzione della base imponibile sui redditi, frazionamento illegale dell’attività e uso improprio di agevolazioni o regimi fiscali speciali. Alle somme dovute si aggiungono gli interessi calcolati per ogni giorno di ritardo nei pagamenti.
Il sistema sanzionatorio rende particolarmente pesante l’esito delle verifiche. La multa ordinaria è pari al 20% dell’importo non versato, ma può arrivare al 40% quando la FNS dimostra l’intenzionalità della violazione. Secondo Aleksej Matjušin, vicedirettore dell’area analisi della società legale “Čistaja sreda”, le imprese contestano più spesso richieste comprese tra 10 e 100 milioni di rubli; per le grandi aziende, però, le cifre raggiungono sempre più spesso centinaia di milioni o miliardi.
La soglia delle contestazioni è cambiata rapidamente. Fino a pochi anni fa, una verifica con 50 milioni di rubli di maggiori imposte era considerata un caso di rilievo regionale. Nel 2026, per le grandi imprese, richieste da 500 milioni non sono più un’eccezione.
Nel 2026 aumentano gli importi e si restringe il margine di difesa
A Mosca l’importo medio richiesto per ciascuna verifica sul campo è cresciuto di quasi il 60% nell’arco di un anno, arrivando a 220 milioni di rubli nel primo trimestre del 2026. In alcuni casi le pretese dell’amministrazione fiscale superano il miliardo di rubli, con un’immediata sottrazione di liquidità alle società coinvolte.
Il contenzioso giudiziario offre alle imprese uno spazio di reazione limitato. Le statistiche sui procedimenti indicano che l’85% delle cause si conclude a favore della FNS, mentre l’annullamento integrale delle somme aggiuntive avviene soltanto nel 5% dei casi. La combinazione tra controlli più numerosi, importi più elevati e scarse probabilità di successo nei ricorsi spinge le aziende a considerare le richieste fiscali come un costo difficilmente evitabile.
La stretta è arrivata dopo l’aumento delle aliquote fiscali di base deciso nel gennaio 2026. Secondo la tesi ricostruita dagli esperti, il rafforzamento dell’attività della FNS è direttamente legato alla necessità dello Stato russo di reperire entrate aggiuntive per finanziare la guerra di aggressione contro l’Ucraina e contenere il disavanzo federale. Le spiegazioni ufficiali che richiamano la trasformazione digitale e la maggiore trasparenza del mercato non descrivono, in questa ricostruzione, la funzione principale assunta dai controlli: ottenere rapidamente risorse dal grande settore privato.
Nel corso del 2026 il deficit riduce le alternative del governo
Il disavanzo federale ha raggiunto 5,8 trilioni di rubli nei primi otto mesi dell’anno. Le stime indicano un deficit di circa 7 trilioni a fine 2026, mentre la previsione della Banca centrale russa supera gli 8 trilioni; ai bilanci regionali potrebbero inoltre mancare altri 2 trilioni di rubli.
La spesa per la guerra e per il complesso militare-industriale continua a crescere e assorbe circa la metà delle entrate del Paese. In questo quadro, le fonti tradizionali non bastano più, mentre l’elevata politica dei tassi della Banca centrale ha paralizzato il ricorso ordinario ai prestiti di mercato. La FNS è così diventata lo strumento con cui il governo trasferisce risorse dal settore civile all’apparato produttivo della difesa, trasformando le verifiche e le sanzioni in una forma di mobilitazione d’emergenza di denaro immediatamente disponibile.
Il prelievo di 16,3 miliardi di rubli riduce le risorse che le maggiori società possono destinare a investimenti, acquisto di attrezzature tecnologiche e ampliamento degli impianti. Le imprese devono invece impiegare la liquidità per pagare imposte, interessi e multe, con conseguenze sulla capacità di sviluppo e sul ritardo tecnologico dei comparti industriali.
Dalla liquidità delle imprese ai prezzi e all’occupazione
Le grandi aziende con ricavi superiori a 35 miliardi di rubli cercano di preservare i margini per mantenere l’equilibrio finanziario. Poiché la maggior parte delle controversie fiscali si conclude a favore dello Stato, il modo più immediato per compensare il costo delle richieste è trasferirlo nella struttura dei prezzi. Questo meccanismo spinge verso l’aumento dei prezzi al dettaglio e alimenta ulteriormente l’inflazione.
Il trasferimento dei costi, tuttavia, è reso più difficile dai tassi d’interesse estremamente elevati, che limitano l’accesso al credito e riducono il capitale circolante disponibile. Nello stesso periodo aumentano le spese per materie prime, componenti, logistica e adempimenti fiscali, mentre la domanda dei consumatori si raffredda e non sempre consente di riversare gli oneri sui clienti.
Una richiesta da 220 milioni di rubli, o nei casi più gravi superiore al miliardo, può privare un’impresa della liquidità necessaria per la gestione ordinaria. Le conseguenze indicate nella ricostruzione comprendono tensioni di cassa, difficoltà nel rispettare i rimborsi bancari, ritardi nei salari, riduzione del personale e, nei casi estremi, la sospensione completa dell’attività operativa.
Al 10 settembre 2026, la stretta fiscale russa si traduce quindi in un raddoppio delle verifiche sui grandi contribuenti e in 16,3 miliardi di rubli di somme aggiuntive richieste nel primo semestre, mentre il deficit federale e la spesa per la guerra restringono ulteriormente le alternative finanziarie del governo.