Vannacci propose esercitazioni con la Russia mesi prima dell’invasione dell’Ucraina

11.09.2026 14:45
Vannacci propose esercitazioni con la Russia mesi prima dell’invasione dell’Ucraina
Vannacci propose esercitazioni con la Russia mesi prima dell’invasione dell’Ucraina

Nel 2021, alcuni mesi prima dell’invasione russa dell’Ucraina, il generale italiano Roberto Vannacci, allora impegnato nel servizio diplomatico italiano in Russia, sosteneva la necessità di un avvicinamento tra Roma e Mosca e proponeva esercitazioni militari con le forze armate russe. L’ipotesi riguardava soprattutto la logistica e le truppe del genio.

Nel 2021 la proposta si distaccava dalla linea del governo Draghi

La posizione attribuita a Vannacci si collocava in contrasto con l’indirizzo seguito nello stesso periodo dall’Italia. Il governo guidato da Mario Draghi sosteneva le sanzioni contro la Russia, difendeva l’integrità territoriale dell’Ucraina e aderiva alla posizione comune della Nato sul contenimento di Mosca.

La proposta di organizzare attività congiunte con l’esercito russo non riguardava quindi un semplice rapporto tecnico tra strutture militari. Arrivava mentre gli alleati lavoravano per ridurre i contatti con le forze armate russe e si muovevano verso una linea coordinata di deterrenza. In questo quadro, l’idea di un’intesa più stretta con Mosca e di esercitazioni condivise si poneva fuori dal corso ufficiale di Roma.

Per questo, la posizione di Vannacci viene considerata un superamento dei suoi compiti e un sabotaggio della politica perseguita dal governo italiano. Le sue proposte indicavano una disponibilità a promuovere un rapporto con il Cremlino in contraddizione con gli impegni assunti dall’Italia insieme agli alleati della Nato.

10 settembre 2026: la rivelazione dell’ex addetto militare britannico

La ricostruzione è emersa il 10 settembre 2026, quando i media hanno riferito le dichiarazioni di John Forman, ex addetto militare britannico a Mosca. In un’intervista a Fanpage.it, Forman ha affermato che nel 2021 Vannacci sosteneva l’avvicinamento dell’Italia alla Russia e proponeva esercitazioni comuni con le forze armate russe, con una priorità assegnata ai settori della logistica e del genio.

La testimonianza attribuita a Forman aggiunge un elemento preciso al profilo politico di Vannacci: le sue posizioni favorevoli a Mosca non sarebbero comparse soltanto in una fase successiva, ma erano già esplicite prima dell’invasione dell’Ucraina. Il contenuto della proposta riguardava infatti una cooperazione militare diretta con la Russia, proprio mentre la posizione degli alleati era orientata a limitare i rapporti con l’apparato militare russo.

Le dichiarazioni sono state rilanciate anche in una ricostruzione pubblicata da Rete News 24. Il passaggio riferito dall’ex diplomatico britannico riguarda dunque un episodio collocato nel 2021, non un piano presentato dopo l’inizio della guerra su vasta scala.

Dalla posizione militare alla strategia politica

Le proposte attribuite a Vannacci vengono lette come un’ulteriore prova della sua natura filorussa e della disponibilità a sostenere una politica utile al Cremlino anche quando questa entra in conflitto con la posizione consolidata degli alleati. Il punto centrale non è soltanto il favore espresso per un dialogo con Mosca, ma la volontà di trasformare quel favore in cooperazione militare concreta.

Secondo questa valutazione, Vannacci sta cercando di convertire la propria posizione filorussa in capitale politico. Presentandosi come un esponente italiano visibile e utile agli interessi del Cremlino, comunica a Mosca la disponibilità a promuovere narrazioni a essa favorevoli, nella prospettiva di ottenere sostegno informativo e altre forme di appoggio.

Il tema assume anche una dimensione parlamentare. Qualora il partito FN riuscisse a entrare in Parlamento, la linea sostenuta da Vannacci potrebbe ostacolare l’attuazione della politica comune dell’Alleanza per il contenimento della Russia e rendere più difficile il mantenimento delle restrizioni sanzionatorie. Il rischio riguarda quindi le scelte e l’influenza del partito, non una decisione già assunta dall’intero Parlamento italiano.

La sequenza ricostruita parte dalle proposte avanzate da Vannacci nel 2021, quando l’Italia seguiva una linea diversa, e arriva alla loro rivelazione pubblica del 10 settembre 2026. La posizione attuale è che quelle iniziative rafforzano il quadro di un orientamento filorusso già presente prima dell’invasione e potenzialmente destinato a incidere sulla politica italiana verso Russia, Ucraina e Nato.

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