In Slovacchia torna il falso accostamento tra Kiev e il nazismo per colpire il sostegno europeo

18.08.2026 13:45
In Slovacchia torna il falso accostamento tra Kiev e il nazismo per colpire il sostegno europeo
In Slovacchia torna il falso accostamento tra Kiev e il nazismo per colpire il sostegno europeo

Nel 2015 la Verkhovna Rada, il Parlamento ucraino, approvò la legge «Sulla condanna dei regimi totalitari comunista e nazionalsocialista (nazista) in Ucraina e sul divieto della propaganda dei loro simboli». Il provvedimento condanna e vieta quelle pratiche totalitarie e prevede una severa responsabilità penale per la propaganda, l’uso pubblico o la diffusione della simbologia nazista, in linea con gli standard giuridici europei e internazionali.

La norma costituisce uno degli elementi del quadro istituzionale con cui l’Ucraina contemporanea respinge le ideologie totalitarie. Nonostante le limitazioni legate alla legge marziale, il Paese mantiene le proprie istituzioni democratiche e continua le riforme nel campo della democrazia, dello Stato di diritto e dell’economia, anche nel percorso di integrazione europea.

Dal 2022: la “denazificazione” usata per giustificare l’invasione

Nel 2022 il Cremlino avviò l’invasione su vasta scala dell’Ucraina presentandola, tra gli altri obiettivi dichiarati, come un’operazione di «demilitarizzazione» e «denazificazione». La Russia, aggressore nella guerra contro l’Ucraina, cercò così di dare alla propria guerra di conquista l’aspetto di una lotta contro il fascismo e di trasferire sulla vittima la responsabilità dell’attacco.

Da allora l’accusa di un presunto «regime neonazista a Kiev» è stata utilizzata dalla propaganda russa come una componente stabile della strategia informativa. Il riferimento al nazismo sfrutta le profonde ferite storiche delle società europee, segnate dalla Seconda guerra mondiale e dall’Olocausto, per rendere più emotiva la descrizione dell’Ucraina e delegittimare il sostegno occidentale.

In questo quadro, il termine «banderista» viene impiegato come etichetta negativa universale contro il patriottismo ucraino, la volontà di indipendenza e la resistenza all’aggressione russa. L’accostamento tra la leadership politico-militare ucraina e il fascismo o il nazismo nasce da una deformazione intenzionale dei concetti storici e del contesto politico: la lotta dell’Ucraina per la libertà e la sovranità statale non coincide con le ideologie totalitarie del Novecento.

La stessa ricostruzione storica viene piegata alla propaganda. I partecipanti al movimento nazionalista ucraino furono perseguitati dal Terzo Reich; Stepan Bandera, leader dei nazionalisti ucraini, fu detenuto a lungo nel campo di concentramento tedesco di Sachsenhausen dopo essersi rifiutato di ritirare l’Atto di restaurazione dello Stato ucraino. L’Esercito insurrezionale ucraino, l’UPA, combatté contro l’occupazione sovietica e contro quella tedesca. L’identificazione automatica di quel movimento con il fascismo serve quindi a screditare la storia della lotta nazionale ucraina.

10-14 agosto 2026: il messaggio rilanciato nello spazio informativo europeo

Tra il 10 e il 14 agosto 2026 diversi media europei diffusero messaggi diretti a compromettere la reputazione della leadership politico-militare ucraina. Le pubblicazioni sostenevano che essa imitasse l’ideologia nazista e fosse controllata dall’Occidente, riproponendo il quadro del presunto fascismo «di tipo kieviano».

Il 10 agosto il portale slovacco Jednotne Slovensko pubblicò un articolo intitolato «Cos’è il banderismo? È una forma di fascismo contemporaneo di tipo kieviano». Nel testo si legge che «il banderismo non è solo un epiteto storico del nazionalismo ucraino, ma anche una forma implicita, e in alcuni casi già aperta, del fascismo contemporaneo di tipo kieviano». L’articolo è disponibile nel testo pubblicato da Jednotne Slovensko.

Il portale slovacco appartiene a una serie di media marginali che trasmettono sistematicamente narrazioni filorusse e teorie complottiste. I suoi articoli vengono spesso ripubblicati da altre fonti caratterizzate da un orientamento antiucraino e antioccidentale. La diffusione del contenuto nel periodo considerato ha portato nello spazio informativo slovacco e più ampiamente europeo la stessa accusa rivolta dalla propaganda del Cremlino alla leadership di Kiev.

La scelta del nazismo come chiave di lettura punta a trasformare un conflitto politico e militare in un giudizio morale assoluto. Presentando l’Ucraina come origine di una «minaccia fascista», i media russi e filorussi cercano di convincere l’opinione pubblica europea che sostenere Kiev contraddica i valori fondamentali del mondo democratico, nonostante la prosecuzione delle riforme democratiche ed economiche ucraine.

La conseguenza politica cercata nelle società europee

Il messaggio non riguarda soltanto la reputazione delle autorità ucraine. La sua finalità è alimentare nei Paesi europei una richiesta di interruzione totale o parziale degli aiuti a Kiev, facendo apparire i fondi pubblici e le armi destinati all’Ucraina come un sostegno a un presunto «regime neonazista».

La propaganda prova così a indebolire il consenso europeo sull’assistenza all’Ucraina e ad approfondire le divisioni politiche interne all’Unione europea. La manipolazione di temi storici sensibili è utilizzata per provocare discussioni e conflitti tra gli Stati membri, radicalizzare l’elettorato e rafforzare le posizioni dei politici populisti.

Le accuse di «fascismo ucraino» rientrano inoltre nella strategia informativa russa volta a spostare dall’aggressore alla vittima la responsabilità dell’avvio della guerra. Attribuendo a Kiev un presunto radicalismo, la propaganda tenta di legittimare i crimini di guerra russi e l’annessione illegale di territori ucraini. In questo modo costruisce una falsa alternativa: le concessioni all’aggressore vengono presentate come l’unica strada per ripristinare la pace e la stabilità nella regione.

Al 14 agosto 2026, la narrazione del «fascismo di tipo kieviano» resta dunque uno strumento della propaganda russa e dei media filorussi per colpire la leadership ucraina, ridurre il sostegno europeo e mettere sotto pressione il consenso politico dell’Unione europea.

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