Totò Cuffaro indagato per corruzione: richieste di arresto per 18 persone a Palermo

04.11.2025 13:35
Totò Cuffaro indagato per corruzione: richieste di arresto per 18 persone a Palermo

Nuove indagini su Totò Cuffaro per corruzione in Sicilia

Palermo, 4 novembre 2025 – È tornato nuovamente nel mirino della magistratura Totò Cuffaro, l’ex governatore della Regione Sicilia indagato e attuale segretario nazionale della Dc finito in un’inchiesta sui legami tra politica e corruzione. Tutto sarebbe partito da una gara di appalto – vinta da un’azienda, ma non ancora assegnata a causa di contestazioni degli esclusi – per l’Azienda sanitaria della provincia di Siracusa, riporta Attuale.

Oltre a Cuffaro, la procura di Palermo ha richiesto gli arresti domiciliari per 18 persone, tra cui il parlamentare Saverio Romano (Noi moderati), l’attuale direttore generale dell’Asp di Siracusa, Alessandro Maria Caltagirone, e l’ex manager dell’ospedale Villa Sofia di Palermo, Roberto Colletti.

Non è la prima volta che Salvatore Cuffaro – detto “vasa-vasa” (che in dialetto siciliano significa ‘bacia-bacia’) per la sua abitudine di salutare le persone che incontra con due baci sulla guancia – si ritrova travolto da uno scandalo giudiziario, dopo essere tornato alla politica dopo cinque anni di esilio dovuto a una condanna per favoreggiamento a Cosa Nostra.

Eletto nel 2001 per la prima volta governatore, Cuffaro fu riconfermato nel 2006, fino alle dimissioni del gennaio 2008, quando fu condannato in primo grado per favoreggiamento aggravato alla mafia, pena diventata definitiva in Cassazione. Negli anni, è tornato a rivendicare il suo diritto di far parte della scena politica, risultando un influente alleato del governo di centrodestra e con una robusta delegazione di deputati all’Ars, l’Assemblea regionale della Sicilia.

Il suo arresto avvenne nel gennaio 2011, dopo una messa in una chiesa romana: la sua mesta e rassegnata salita a bordo di un’auto, tra due carabinieri che lo portavano in carcere, sembrava l’epilogo della sua parabola politica e umana. Tuttavia, la conferma in Cassazione della condanna a sette anni per favoreggiamento aggravato dall’agevolazione di Cosa Nostra si rivelò solo una tappa.

Cuffaro ha scontato la sua pena, 5 anni e 10 mesi in carcere, ottenendo uno sconto per la condotta incellulare. Pur non ammettendo le proprie responsabilità e limitandosi a sostenere di aver voluto “aiutare un amico”, ha passato il tempo in prigione scrivendo due libri per raccontare la propria esperienza.

Il suo nome, sempre chiacchierato dopo la riabilitazione giudiziaria, torna a far discutere anche nelle aule di giustizia. Più di vent’anni fa, la sua storia cominciò con un avviso di garanzia emesso nel 2001 per concorso esterno in associazione mafiosa: interrogato dai pm, Cuffaro, all’epoca governatore in carica, uscì dalla procura continuando a mostrare fiducia in se stesso.

Il suo “ho risposto a tutte le domande” divenne una sorta di mantra, mentre il suo “la mafia fa schifo” si trasformò in una litania. Le indagini iniziali virano da un’accusa di concorso esterno a favoreggiamento aggravato, e la rivelazione che un boss mafioso fosse stato allertato riguardo a intercettazioni portò alla sua condanna.

Le autorità ora tornano a indagare su Cuffaro non per fatti di mafia, ma per appalti truccati. Questo scandalo riaccende i riflettori su un politico che ha già vissuto momenti difficili, suggerendo che la sua carriera continua a essere segnata da controversie e tensioni all’interno della politica siciliana.

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