Trump 2.0: sei mesi di sfide tra Capitol Hill e Putin

19.07.2025 18:45
Trump 2.0: sei mesi di sfide tra Capitol Hill e Putin

Le azioni di Trump: Ritorno al potere e nuova strategia internazionale

Donald Trump è tornato a prendere le redini della Casa Bianca il 20 gennaio, promettendo un’azione decisa contro l’immigrazione illegale, una lotta contro la cultura woke, un abbattimento delle tasse e un ritorno alla grandezza americana. Nei sei mesi trascorsi da quel giorno, con il supporto dei repubblicani al Congresso e di una Corte Suprema conservatrice, il presidente ha intrapreso una serie di azioni che hanno profondamente influenzato la politica interna e internazionale degli Stati Uniti. Tra le sue scelte si annoverano un radicale cambio di rotta rispetto al commercio globale e un impegno in nuovi conflitti esteri, proprio in contrapposizione alle promesse di pace fatte durante il suo discorso di insediamento. Riporta Attuale.

La grazia ai rivoltosi di Capitol Hill

Il giorno della sua investitura, Trump ha firmato diversi ordini esecutivi, inclusa la grazia per i ribelli che il 6 gennaio 2021 assalirono Capitol Hill, per impedire che Joe Biden fosse insediato. Questo atto ha suscitato ampi dibattiti e ha segnato l’inizio del suo secondo mandato.

Le tensioni con il Canada

Il 3 febbraio, in conversazioni con il primo ministro canadese Justin Trudeau, Trump ha minacciato di rivedere il trattato sui confini, accennando a una possibile annessione del Canada come “51esimo stato americano”, qualora non fosse raggiunto un accordo soddisfacente sulle esportazioni. Questo intervento ha messo ulteriormente a repentaglio le relazioni tra i due paesi.

Il video controverso sul Gaza resort

Al 25 febbraio, Trump ha postato un video realizzato con intelligenza artificiale, in cui Gaza era rappresentata come una lussuosa meta turistica, mentre i palestinesi venivano relegati a ruoli subalterni. Questo filmato ha suscitato incredulità e aspre critiche.

La controversa conferenza stampa con Zelensky

Il 27 febbraio, durante un incontro nello Studio Ovale, Trump ha avuto un aspro confronto con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, accusandolo di non mostrarsi disponibile a trattare con la Russia. Zelensky ha ribattuto definendo Putin un “killer” e ha rifiutato ogni compromesso, ponendo l’accento sulle difficoltà nel raggiungere un accordo.

Nuove relazioni con Putin

Il 18 marzo, Trump ha avuto una lunga conversazione con Putin promettendo di risolvere la crisi ucraina, aspettative che, però, non si sono concretizzate. Le sue successive interazioni con il presidente russo hanno visto un aumento della frustrazione, culminando con l’accordo di fornire missili Patriot all’Ucraina nel tentativo di sostenere il paese contro le aggressioni russe.

I dazi e le politiche commerciali aggressive

Il 2 aprile, Trump ha avviato una guerra commerciale imponendo dazi su vari paesi, iniziando con una prima ondata già il 5 aprile. Tuttavia, a causa delle reazioni negative dei mercati, ha dovuto rinviare ulteriormente l’applicazione di alcune di queste misure.

Il ridimensionamento degli aiuti internazionali

In un significativo cambiamento, il 28 marzo Trump ha firmato un ordine esecutivo che ha portato alla sospensione degli aiuti esteri, ristrutturando l’organizzazione Usaid e integrando i suoi servizi nel Dipartimento di Stato, una mossa che ha avuto impatti diretti sulla rete globale di assistenza.

Attacchi all’istruzione superiore e alla libertà accademica

Nel mese di aprile, l’amministrazione Trump ha puntato gli occhi sulle università, in particolare su Harvard, minacciando la revoca di fondi federali se non avessero contrastato l’antisemitismo nei campus. Questo ha scatenato battaglie legali e manifestazioni all’interno del mondo accademico.

Incontro con Zelensky a San Pietro

Il 26 aprile, Trump si è incontrato brevemente con Zelensky nella basilica di San Pietro, un faccia a faccia che entrambi hanno descritto come produttivo, contrastando le tensioni che avevano caratterizzato il loro intero rapporto.

Conclusione

Nel complesso, questi primi sei mesi del secondo mandato di Trump hanno mostrato un chiaro indirizzo verso una politica estera più aggressiva e unilateralista, abbandonando gli approcci multilaterali e spingendo per un’America più assertiva nel contesto globale. Le sue azioni hanno avuto ripercussioni non solo all’interno degli Stati Uniti, ma anche nelle relazioni diplomatiche internazionali, ridefinendo il ruolo americano nel mondo.

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