Contraddizioni nelle dichiarazioni di Trump sulla guerra in Medio Oriente
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rilasciato nelle ultime ore diverse dichiarazioni contraddittorie riguardo la guerra in Medio Oriente. Venerdì, parlando con i giornalisti, ha affermato di non essere disposto a negoziare un cessate il fuoco con l’Iran, sostenendo che «non fai un cessate il fuoco quando stai letteralmente annientando la parte avversa», suggerendo una vittoria decisiva degli Stati Uniti e l’intenzione di continuare il conflitto, riporta Attuale.
Tuttavia, poco dopo, Trump ha pubblicato un post su Truth, in cui dichiara: «Ci stiamo avvicinando molto al raggiungimento dei nostri obiettivi, e stiamo considerando di rallentare i nostri grandi sforzi militari in Medio Oriente». Questa apparente contraddizione riflette la difficile situazione in cui si trovano gli Stati Uniti.
Nel suo post, il presidente ha spiegato che sarebbe disposto a ridurre le operazioni militari poiché gli Stati Uniti avrebbero raggiunto alcuni obiettivi: indebolire le capacità militari iraniane, posizionarsi per rispondere rapidamente a una rinascita del programma nucleare iraniano, e proteggere gli alleati nella regione, principalmente i paesi arabi del Golfo.
Tuttavia, la situazione attuale indica che questi obiettivi non sono stati del tutto conseguiti: sebbene le capacità militari iraniane siano state significativamente compromesse, l’Iran continua a lanciare droni e missili contro gli alleati statunitensi. Sabato, ha anche attaccato una base militare nell’Oceano Indiano, rivelando di possedere missili con una gittata molto più ampia di quanto inizialmente stimato.
Inoltre, i nuovi obiettivi dichiarati da Trump risultano essere molto più modesti rispetto a quelli precedentemente espressi. Non ha menzionato il regime change, ovvero la sostituzione del regime iraniano, né la completa distruzione del programma nucleare iraniano, come aveva fatto in passato.
Trump ha anche cercato di scaricare la responsabilità per garantire il libero passaggio delle navi nello Stretto di Hormuz, affermando che è un problema per i paesi che lo utilizzano (principalmente europei e asiatici). «Se ce lo chiedono, aiuteremo questi paesi nello Stretto di Hormuz, ma non dovrebbe essere necessario una volta sradicata la minaccia dell’Iran», ha scritto.
Molti analisti vedono queste dichiarazioni come un tentativo di Trump di ridimensionare le aspettative riguardo a cosa significhi una vittoria statunitense, cercando di allontanarsi dalla guerra senza che sembri un fallimento, dato che l’Iran ha dimostrato di poter resistere agli attacchi israeliani e statunitensi e di esercitare pressione sull’economia globale. Negli ultimi giorni si è parlato frequentemente del fatto che l’amministrazione statunitense si sia impantanata in un conflitto che probabilmente aveva sottovalutato.
È possibile, inoltre, che Trump stia testando le reazioni del pubblico statunitense e dell’Iran alle sue affermazioni. Questa tecnica è stata parte integrante della sua strategia comunicativa: rilasciare diverse dichiarazioni, anche in contrasto, e valutare quale riceve una risposta più favorevole.
Tuttavia, resta l’incertezza riguardo alla reale intensità delle operazioni militari. Negli ultimi giorni, diversi media statunitensi hanno riportato che gli Stati Uniti stanno inviando unità e mezzi specializzati nella regione: tra 2.200 e 2.500 marines, in aggiunta a quelli già presenti, insieme a due navi d’assalto anfibio, la USS Boxer e la USS Tripoli, senza che sia chiaro quale sia il fine di tali movimenti.
Israele, da parte sua, ha obiettivi ben diversi rispetto a quelli statunitensi, continuando a bombardare con l’intenzione di distruggere il regime iraniano e il suo principale alleato, Hezbollah. Sabato, il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha dichiarato che i bombardamenti da parte di Stati Uniti e Israele «aumenteranno significativamente» nella settimana a venire, contraddicendo le affermazioni di Trump riguardo una possibile pausa nel conflitto.
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha nel frattempo affermato che l’Iran non cerca un cessate il fuoco, bensì una «completa, integrale e duratura fine della guerra», evidenziando la sicurezza con cui il regime si sta muovendo in questo frangente.
Incredibile ma vero! Questo Trump sembra fare una danza tra dichiarazioni e contraddizioni. È come cercare di vendere l’acqua in un deserto, dove il senso logico è assente. Ma come sempre, ci sono ricadute nelle sue parole che ci costringono a chiederci: qual è davvero il piano degli Stati Uniti? E l’Iran non mostra segni di cedimento, anzi! Qui in Italia, vedendo come siamo a volte indecisi con la nostra politica, mi chiedo se il potere americano abbia mai davvero il controllo su questa situazione…