Vali Nasr: «La guerra in Iran è mal preparata, Trump accusa l’Europa»

21.03.2026 07:55
Vali Nasr: «La guerra in Iran è mal preparata, Trump accusa l'Europa»

Una corsa all’atomica? Intervista al politologo Vali Nasr

BAGDAD – La guerra contro l’Iran è così mal gestita da spingere molti paesi a considerare l’armamento nucleare come deterrente. Vali Nasr, esperto americano di Iran, critica aspramente Donald Trump e Benjamin Netanyahu per l’attacco al regime degli ayatollah. Nasr afferma di non essere stato consultato dalla Casa Bianca e sostiene che avrebbe proposto strategie alternative, riporta Attuale.

Le accuse di Trump agli alleati Nato: come si interpreta?
«Le critiche di Trump all’Europa e alla Nato non sono nuove. Tuttavia, queste affermazioni rivelano la sua frustrazione poiché i suoi piani militari non stanno dando i risultati sperati. I conflitti, invece di concludersi rapidamente come sperato, si protraggono, e Trump cerca ora di creare una coalizione più ampia contro l’Iran».

Qual è il suo giudizio sulla leadership americana attuale?
«Viviamo una crisi profonda nella leadership degli Stati Uniti. Trump inizialmente si è opposto a formare alleanze, ma adesso è chiaro che gli Stati Uniti hanno coinvolto le monarchie del Golfo nella guerra senza saperle difendere. La crisi colpisce non solo il mercato energetico, ma anche l’economia globale e il commercio stesso, minando il ruolo americano nel mondo».

C’è spazio per una rivoluzione in Iran?
«Non lo credo, poiché non esiste un’organizzazione capace di guidare le proteste. Gli iraniani sono per lo più colmi di rabbia, ma senza una direzione chiara. Netanyahu punta alla caduta del regime, ma ciò potrebbe portare solo al caos, piuttosto che a una vera rivoluzione».

Quando potrebbe concludersi il conflitto e quali scenari si prospettano?
«Non abbiamo una visione chiara. Israele sembra intenzionato a intensificare i bombardamenti e a considerare un’invasione terrestre. Tuttavia, se gli Stati Uniti decidessero di ritirarsi, anche Israele si fermerebbe. Non avevano previsto che, a quattro settimane dall’inizio del conflitto, l’Iran avrebbe potuto rispondere espandendo gli attacchi».

Quali saranno le conseguenze della guerra?
«L’unica risposta sembra essere quella di intensificare gli attacchi, ma ciò costringerà Teheran a reagire con maggiore fermezza. L’Iran chiede garanzie che non ci saranno ulteriori attacchi. Trump non può garantirlo senza apparire sconfitto, mentre Netanyahu mira a un’abolizione radicata della Repubblica islamica, rendendo la guerra un conflitto destinato a durare».

Come valuta il ruolo di Mojtaba Khamenei?
«La sua presenza al potere indica che il Corpo delle guardie della Rivoluzione islamica ha assunto un ruolo centrale nel governo. Potremo valutare il suo impatto solo dopo la guerra, se riuscirà a sopravvivere. Era già vicino ai membri militari dei pasdaran prima dell’assassinio del padre».

Ci sono voci su una sua possibile degenza in ospedale a Mosca?
«I leader iraniani lo tengono nascosto per proteggerlo da un possibile assassinio. La sua vita garantisce la continuità del governo».

Come percepisce le milizie sciite in Iraq?
«L’Iraq è un campo di battaglia. Se il regime in Iran crollasse, sia gli Stati Uniti che Israele tenteranno di stravolgere la situazione anche in Iraq».

Ciò comporta un rischio di proliferazione nucleare?
«Assolutamente. In un mondo privo di regole, l’arma nucleare diventa l’unico deterrente. Israele e Stati Uniti hanno minato il diritto internazionale, data la facilità con cui ora possono assassinare leader di paesi ostili. Cosa accadrebbe se l’India decidesse di rimuovere il regime dello Sri Lanka o il Pakistan di cambiare i talebani? L’unica garanzia di sicurezza è l’atomica».

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