Trump e il conflitto con l’Iran: due approcci a confronto
Il presidente statunitense Donald Trump ha adottato due strategie contrastanti nella guerra contro l’Iran. In alcune circostanze, invoca un cambio di regime, mentre in altre propone un approccio simile a quello adottato in Venezuela, riporta Attuale.
Il 28 febbraio, dopo l’uccisione della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei in un bombardamento, Trump ha esortato gli iraniani a ribellarsi contro il regime, affermando: “Il governo è vostro, prendetevelo, non avrete un’occasione così per molto tempo”. Questo rappresenta il suo approccio di cambio di regime.
Durante le massicce proteste in Iran di gennaio, Trump aveva offerto protezione ai manifestanti, ma il suo supporto si era poi affievolito mentre le forze di sicurezza iraniane reprimevano le manifestazioni, causando migliaia di vittime. Da sabato, però, Trump ha ripreso il dialogo diretto con gli iraniani.
Il concetto di cambio di regime è emerso nel 2003 durante l’invasione americana dell’Iraq, quando l’intento di George W. Bush era quello di rovesciare il dittatore Saddam Hussein per instaurare un governo democratico. Tuttavia, l’operazione ha portato a un lungo conflitto e alla nascita dello Stato Islamico, generando scetticismo in merito alla possibilità di una strategia simile in Iran, un paese con 92 milioni di abitanti e senza opposizione consolidata.
Il passaggio dall’idea iniziale di avviare una democrazia all’inevitabile guerriglia in Iraq ha sollevato interrogativi sulla fattibilità di un approccio simile in Iran. Molti sostenitori di Trump hanno votato per lui nella speranza di evitare un’altra guerra come quella in Iraq. Il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, ha dichiarato che la guerra contro l’Iran differisce sostanzialmente da quella in Iraq.
L’altro modello proposto da Trump si ispira all’operazione per catturare il dittatore venezuelano Nicolás Maduro all’inizio di gennaio, che si è rivelata una manovra militare efficace, sostenuta da informatori interni. Nonostante la caduta di Maduro, il regime a Caracas ha mantenuto la sua struttura, ora dialogando con la vicepresidente, Delcy Rodriguez, soddisfatta del nuovo corso.
In una recente intervista con il New York Times, Trump ha elogiato l’operazione in Venezuela come “perfetta”, esprimendo la sua preferenza per operazioni brevi e incisive, che evitino perdite tra le truppe statunitensi.
Il New York Times ha notato le contraddizioni tra le due strategie di Trump, descrivendo le sue aspirazioni in Iran come modelli da applicare seguendo l’esempio venezuelano. Trump ha dichiarato che il suo obiettivo è rimuovere Khamenei, la figura centrale per il negoziato, e sostituirlo con un leader più propenso a soddisfare le richieste statunitensi e israeliane, tra cui la cessazione dell’arricchimento dell’uranio e il disarmo delle milizie iraniane.
Tuttavia, come ai tempi dell’Iraq, il contesto iraniano è notevolmente differente. Il regime iraniano è costruito con strati di potere destinati a resistere a operazioni mirate e non si ferma alla morte di un solo leader. Ali Larijani, considerato un possibile successore di Khamenei, ha già dichiarato di non essere disposto a negoziare.