La Situazione in Ucraina: Dichiarazioni di Trump e Riflessioni sulla Difesa
DALLA NOSTRA INVIATA
WASHINGTON – La questione se Zelensky debba colpire Mosca è stata affrontata con decisione da Donald Trump: «No, non dovrebbe colpire Mosca». Inoltre, riguardo all’ipotesi di fornire missili a lungo raggio all’Ucraina, Trump ha affermato: «No, non stiamo considerando questa possibilità». L’ex presidente si è chiesto: «Perché sta dando a Putin altri 50 giorni per continuare la sua guerra?» A questo proposito, Trump ha suggerito che il tempo concesso non è poi così lungo e potrebbe scadere prima. Ha invitato a rivolgere queste domande a Biden riguardo al suo coinvolgimento nel conflitto. Infatti, la sua posizione sembri indicare una certa frustrazione per come la situazione sta evolvendo, riporta Attuale.
All’incontro di ieri alla Casa Bianca con i giornalisti, Trump ha negato notizie circolate nei media. Durante un colloquio con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, il presidente ha discusso principalmente le forniture di sistemi difensivi Patriot a Kiev, toccando anche la questione delle armi offensive.
Alla domanda se il «pacchetto» potesse contenere missili a lungo raggio, Rutte ha risposto: «Le armi discutibili sono sia difensive che offensive, ma non ne abbiamo parlato in dettaglio. Questa discussione è riservata al Pentagono e al comando alleato in Europa, in collaborazione con gli ucraini». Riguardo all’invio di missili a lungo raggio, ci sono state speculazioni. Fonti hanno informato opinionisti di pubblicazioni prestigiose che Trump si mostrava più aperto a tale possibilità, al punto da domandare a Zelensky perché non avesse già colpito Mosca e San Pietroburgo. Zelensky avrebbe risposto: «Possiamo farlo se ci fornite le armi».
Questo scambio di idee ha avuto luogo il 4 luglio, un giorno dopo una conversazione del presidente americano con Putin, che aveva suscitato notevoli frustrazioni in Trump. Ha continuato suggerendo che l’Ucraina debba fare maggiore pressione su Putin, mirando non solo a Mosca, ma anche a San Pietroburgo. Tuttavia, la Casa Bianca ha chiarito che Trump stava esprimendo un’opinione, senza incoraggiare Zelensky a procedere in tal senso.
In precedenza, alcune fonti avevano indicato che missili a lungo raggio Atacms avrebbero potuto essere parte del primo pacchetto d’armi destinato a Kiev. Era anche probabile che gli Stati Uniti consentissero agli ucraini di utilizzare a piena gittata i 18 Atacms già in loro possesso. Trump aveva criticato questa decisione, definendola un grosso errore. Finora, l’uso di questi missili ha portato a ripercussioni, tra cui minacce da parte di Putin.
Tuttavia, gli Atacms non raggiungono Mosca o San Pietroburgo: sono utili contro basi militari e magazzini. Il Financial Times ha rivelato che, dopo il 4 luglio, gli americani hanno presentato agli ucraini e agli europei un elenco di possibili armi, compresi i missili a lungo raggio. Gli ucraini avrebbero richiesto i Tomahawk, che pur avendo una gittata di 1.600 chilometri, non sembrano contemplati per le attuali forniture. Trump, in un’intervista, ha ribadito la sua delusione riguardo a Putin, esprimendo il desiderio di vedere una soluzione pacifica.
«Non sto dalla parte di nessuno, ma dell’umanità», ha dichiarato Trump, evidenziando l’importanza di porre fine alle uccisioni. Anche se a Washington i segnali sui missili a lungo raggio possano sembrare un tentativo di comunicare ai russi che la sua amministrazione sarebbe più proattiva rispetto a quella di Biden, Trump ha attualmente frenato su questa questione. Nel contesto europeo, l’Alto rappresentante dell’UE, Kaja Kallas, ha denunciato l’uso crescente di armi chimiche da parte russa, affermando che gli attacchi sono in aumento. Dalle prime fasi dell’invasione, ci sono stati oltre 9.000 incidenti relativi a questi attacchi, come riportato dai servizi segreti di Olanda e Germania.