Trump: un anno di sfide e alleanze in crisi tra Xi e Putin

18.01.2026 08:05
Trump: un anno di sfide e alleanze in crisi tra Xi e Putin

Il Bilancio della Politica Estera di Trump: Prospettive Contrastanti

Il presidente Donald Trump ha segnato un anno di politica estera controversa, il cui bilancio varia drasticamente a seconda del punto di vista. Secondo l’analisi europea, Trump ha indebolito le alleanze americane, minacciando la loro stessa esistenza, e ha spinto il mondo verso il protezionismo, rafforzando autocrati come Xi Jinping e Vladimir Putin. Quest’ultimo ha intensificato l’uso della forza bruta e ha ripristinato una logica di “sfere di influenza” dannosa per l’Occidente. La situazione si complica ulteriormente con le minacce di nuovi dazi che oscillano tra il 10% e il 25% contro alleati che ostacolano le mire di Washington sulla Groenlandia, riporta Attuale.

Il principale preoccupante sviluppo è l’attenzione sempre maggiore rivolta alle spese militari, con Trump che ha raggiunto livelli di aumento senza precedenti, miranti a raggiungere il 5% del PIL. Questi cambiamenti portano a un ripensamento del modello economico tedesco, in cui i leader si allontanano dalla crescita basata sull’esportazione per promuovere la domanda interna e ridurre gli squilibri macroeconomici globali. Notoriamente, la crescita tedesca sta mostrando segni di ripresa, contrariamente alle previsioni di catastrofi economiche.

In Estremo Oriente, alleati come Giappone e Corea del Sud riconoscono la realtà di una protezione americana limitata e si riarmano in risposta a decade di incertezze. Questo scenario riflette un dilemma storico citato da Paul Kennedy riguardo alla sostenibilità delle potenze mondiali. Sebbene gli Stati Uniti rimangano la principale potenza economica globale, esiste una necessità urgente di riequilibrare le risorse nazionali e gli impegni militari.

Per quanto riguarda il Medio Oriente, l’influenza americana è cresciuta a tal punto da creare un nuovo periodo “unipolare”. Le Recenti azioni contro Assad in Siria e i raid aerei su installazioni nucleari iraniane evidenziano un aumento radicale dell’autorità statunitense nella regione, mai vista prima. Le dinamiche delle alleanze sono cambiate, con nazioni arabe e islamiche che supportano il piano di Gaza di Trump, rendendo l’America un arbitro di potere senza rivali.

Cina e Russia, in contrapposizione a questa assertività, hanno mostrato segni di impotenza. Mentre l’asse antiamericano composto da Cina, Russia, Iran, Venezuela e Corea del Nord si frammenta, le manovre navali congiunte tra russi e sudafricani appaiono insignificanti, soprattutto dopo il ritiro dell’India dalle esercitazioni.

Il costante utilizzo della forza come strategia di politica estera ha generato paura in Europa, dove si auspicano le relazioni basate sul diritto internazionale. I sentimenti anti-Trump si diffondono, come dimostrato dalle preoccupazioni sugli effetti della sua retorica sull’unità atlantica. In questo contesto, la divisione interna degli Stati Uniti rimane una vulnerabilità chiave, ponendo interrogativi sul futuro della leadership di Trump, poiché le elezioni di novembre potrebbero portare a un Congresso controllato dall’opposizione democratica.

Negli anni a venire, le aspettative di un cambio di corso nella politica estera statunitense sono rapide, con diversi attori globali pronti a capitalizzare sulle vulnerabilità interne di Washington. La fragilità del sistema politico americano è un campanello d’allarme per alleati e avversari, in un mondo dove le certezze parevano essersi smarrite.

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