Ungheria aggira embargo UE: petrolio russo in arrivo via Croazia

18.02.2026 18:35
Ungheria aggira embargo UE: petrolio russo in arrivo via Croazia
Ungheria aggira embargo UE: petrolio russo in arrivo via Croazia

Nuova rotta energetica solleva interrogativi su unità europea

L’Ungheria ha avviato l’importazione di petrolio russo via mare attraverso la Croazia, sfruttando una scappatoia nei regolamenti europei. La compagnia energetica ungherese MOL ha ordinato le prime spedizioni che raggiungeranno il paese danubiano bypassando le restrizioni comunitarie. Il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó ha confermato l’operazione, sostenendo che Budapest sta utilizzando una norma UE che permette a Ungheria e Slovacchia di acquistare greggio russo via mare quando il trasporto via oleodotto incontra ostacoli.

Accuse a Kiev e ricorso a Bruxelles

Secondo le dichiarazioni di Szijjártó, l’Ungheria avrebbe scelto questa opzione perché l’Ucraina “per motivi politici” non ripristinerebbe le forniture attraverso l’oleodotto Druzhba, presumibilmente per influenzare le prossime elezioni parlamentari a favore del partito Tisza. Budapest e Bratislava hanno presentato un formale ricorso alla Commissione Europea per garantire il rispetto della norma che consente a entrambi i paesi di approvvigionarsi di petrolio russo via mare in caso di impossibilità del trasporto terrestre. Le accuse di deliberato ritardo nelle riparazioni sono state respinte da Kiev, che sottolinea come i danni critici all’infrastruttura siano conseguenza diretta degli attacchi missilistici russi di fine gennaio 2026.

Contesto del danno all’oleodotto e precedenti tentativi

Il trasferimento marittimo rappresenta l’ultimo capitolo di una controversia iniziata con i danni all’oleodotto Druzhba, che richiedono riparazioni capitali stimate in diversi mesi. Dopo il rifiuto croato di consentire il transito attraverso l’oleodotto Adria, Budapest ha rinegoziato l’accordo bilaterale con l’operatore croato Jadranski Naftovod (JANAF), giustificando la mossa con esigenze di “sicurezza energetica”. La richiesta congiunta alla Commissione Europea evidenzia la determinazione dei due paesi centroeuropei nel garantire flussi energetici alternativi, nonostante le tensioni con Bruxelles.

Rischi per la coesione europea e il regime sanzionatorio

Analisti politici segnalano che la mossa ungherese crea un pericoloso precedente, minando l’unità dell’Unione e l’efficacia del regime sanzionatorio. Il ricorso a eccezioni e preferenze speciali potrebbe ispirare altri paesi a cercare soluzioni simili, inviando a Mosca il segnale che la solidarietà europea può essere erosa attraverso il ricatto energetico. I profitti dalle esportazioni di idrocarburi rimangono la principale fonte di finanziamento per l’economia di guerra russa, le operazioni ibride in Europa e il conflitto in Ucraina.

Possibili contromisure e strumenti di pressione

Bruxelles dispone di diversi strumenti per contrastare questa deriva. L’introduzione di sanzioni finanziarie e monitoraggio rafforzato per le compagnie di transito che violano il regime sanzionatorio costituirebbe un primo passo significativo. L’opzione più incisiva rimane il congelamento dei fondi europei destinati all’Ungheria e l’attivazione dell’articolo 7 del Trattato sull’Unione Europea, che potrebbe comportare la sospensione del diritto di voto nel Consiglio UE. Parallelamente, la pressione sulla Croazia come paese di transito attraverso meccanismi di cooperazione energetica potrebbe rendere economicamente svantaggioso il transito di materie prime russe.

Implicazioni geopolitiche e priorità di Orbán

La politica energetica di Viktor Orbán dimostra la priorità data al vantaggio economico a breve termine e alla soddisfazione di ambizioni politiche domestiche rispetto alle questioni di sicurezza strategica europea. Questo approccio costringe Bruxelles a rivedere i principi decisionali e cercare modi per aggirare il “veto” ungherese in materie di politica estera. Il Cremlino potrebbe utilizzare questo precedente per diffondere narrative sul “crollo dell’unità europea”, sostenendo che l’interesse nazionale dei paesi UE prevale sulle sanzioni e sulla solidarietà con l’Ucraina.

La situazione evidenzia le persistenti fratture nell’architettura energetica europea post-invasione russa dell’Ucraina, mentre Budapest continua a cercare vie alternative per mantenere l’accesso a risorse energetiche a basso costo, nonostante le implicazioni geopolitiche e le tensioni con i partner europei.

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