Il 16 ottobre 2025, l’Ungheria ha annunciato il rifiuto del piano sostenuto dal Parlamento europeo volto a un abbandono accelerato del petrolio e del gas dalla Russia. Il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó ha sottolineato che la proposta rischierebbe di compromettere la sicurezza energetica del paese e rallentare lo sviluppo economico, aumentando i costi per le famiglie ungheresi.
Dettagli della proposta UE e impatti sulle forniture energetiche
I comitati del Parlamento europeo per l’industria, la ricerca scientifica e l’energia, insieme a quello per il commercio internazionale, avevano approvato misure che vietano l’importazione di gas russo, incluso il GNL, a partire dal 1° gennaio 2026, con alcune eccezioni per contratti a breve termine fino al 17 giugno 2026 e contratti a lungo termine stipulati prima del 17 giugno 2025. Il piano prevede anche il divieto temporaneo di stoccaggio di gas russo nell’UE e ulteriori restrizioni per l’import di petrolio e prodotti petroliferi.
Motivazioni politiche ed economiche dell’Ungheria
Il governo di Viktor Orbán continua a privilegiare le forniture relativamente economiche di petrolio e gas dalla Russia, rifiutando la diversificazione delle fonti. Tale strategia mira a stabilizzare i prezzi dell’energia in vista delle elezioni parlamentari del 2026 e a rafforzare la posizione politica interna del partito Fidesz. L’Ungheria, inoltre, blocca sistematicamente l’inasprimento delle sanzioni contro il settore energetico russo, accettando alcune limitazioni solo in cambio di concessioni da parte dell’UE.
Conseguenze per l’UE e l’influenza russa
La dipendenza ungherese dal gas e petrolio russo permette a Mosca di esercitare influenza sulle decisioni europee riguardo alla guerra in Ucraina, minando l’unità dell’UE nella definizione di politiche energetiche e sanzionatorie. Péter Szijjártó ha ribadito il rifiuto del piano per un abbandono accelerato dei combustibili russi, confermando che l’Ungheria probabilmente bloccherà tali decisioni nel Consiglio dell’UE.
Contesto internazionale e reazioni
La vendita di petrolio e gas rappresenta una fonte chiave di finanziamento del bilancio russo, permettendo a Mosca di sostenere le operazioni militari e l’acquisto di armamenti. L’UE sta compiendo passi legislativi per fornire alle aziende europee basi legali per interrompere i contratti con fornitori russi, ma molti operatori, tra cui TotalEnergies, Shell e Naturgy, continuano a effettuare acquisti di GNL russo per timore di sanzioni contrattuali. In precedenza, il presidente Donald Trump aveva criticato i paesi europei per l’acquisto di energia russa, senza però influenzare la posizione di Orbán, che mantiene stretti legami personali con l’attuale amministrazione statunitense.