Unione Europea e competitività: discussioni su energia e mercato unico alla luce della crisi geopolitica

12.02.2026 00:15
Unione Europea e competitività: discussioni su energia e mercato unico alla luce della crisi geopolitica

BRUXELLES – I leader dei Paesi UE si riuniscono oggi per discutere come rilanciare la competitività europea, un aspetto fondamentale per garantire l’autonomia strategica dell’Unione in un contesto geopolitico complesso. Già da anni, gli Stati membri affrontano il tema della competitività senza poter ottenere risultati concreti, nonostante le analisi e le proposte avanzate da Draghi e Letta relative alle cause e alle possibili soluzioni. Al centro del dibattito ci sono il completamento del Mercato unico, l’Unione dei risparmi e degli investimenti, e l’Unione energetica. Gli Stati membri saranno chiamati a rinunciare a interessi consolidati che ostacolano le azioni comuni. Attualmente, esistono ancora troppe barriere sia tra i vari Paesi che all’interno di essi. La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato che, se necessario, si farà ricorso alla cooperazione rafforzata. Parigi, Berlino e Roma sono concordi sulla necessità di formare un’Unione dei risparmi, ma è cruciale il consenso di centri finanziari come Lussemburgo e Irlanda, riporta Attuale.

Debito comune: il confronto tra Frugali e Paesi del Sud

Fino a un anno fa, l’idea di un debito comune rappresentava una delle principali divisioni tra Germania, Olanda e i Paesi del Nord (i cosiddetti “Frugali”) e le nazioni del Sud, come Italia, Spagna, Grecia e Portogallo. Il presidente francese Macron ha recentemente riaperto il dibattito. La guerra in Ucraina ha cambiato le carte in tavola, con un crescente bisogno di investimenti significativi per la sicurezza europea che ha spinto nazioni come Danimarca e Finlandia ad esprimere apertura verso l’idea di un debito comune per la difesa. Tuttavia, l’idea degli eurobond rimane un argomento delicato. Germania e Olanda continuano a opporsi alla creazione di debito comune da destinare a trasferimenti monetari, mentre sarebbero più favorevoli a un sistema di prestiti. Recentemente, il presidente della Banca centrale tedesca, Joachim Nagel, ha proposto di considerare la creazione di un “asset di riferimento sicuro comune europeo”.

Protezionismo e promozione del Made in UE

Il tema della protezione del “Made in UE” è una delle priorità del presidente francese Macron, che propone la “preferenza europea”, ovvero l’implementazione di clausole di salvaguardia e incentivi per garantire che i contenuti industriali abbiano una percentuale significativa di produzione all’interno dell’Unione. Questo approccio è considerato fondamentale per preservare l’industria europea. Per la Francia, la preferenza europea deve essere parte di una strategia più ampia per garantire l’autonomia strategica dell’Unione, un obiettivo ritenuto urgente anche da altri Stati membri, tra cui la Spagna.

Disaccordi sul Green Deal e sull’Automotive

Un dossier particolarmente controverso è quello legato al Green Deal, con la nuova Commissione UE concentrata sul Clean Industrial Deal per rendere l’industria europea competitiva nella transizione verso un’economia verde. Tuttavia, ci sono forti divergenze sulle politiche relative all’automotive. Germania e Italia, insieme a Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca, si sono opposte al divieto dei motori endotermici previsto dal 2035, mentre Francia, Spagna e alcune nazioni nordiche difendono un’accelerazione verso l’elettrificazione. Tuttavia, c’è consenso generale tra i ventisette Stati membri sulla necessità di semplificare le normative per ridurre i carichi burocratici per le imprese.

Piano di prestiti all’Ucraina e reazioni di diversi Paesi

Il prestito di 90 miliardi di euro all’Ucraina, approvato nel dicembre scorso, rappresenta un esempio di cooperazione rafforzata tra alcuni Paesi UE, nonostante l’opposizione di Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca, le quali hanno accettato il prestito solo se esonerate da tale obbligo. L’Ucraina è diventata anche una questione centrale su cui si stanno formando diversi formati di cooperazione, come la Coalizione dei Volenterosi, che coinvolge anche Paesi non UE come Norvegia e Regno Unito. Tuttavia, rimangono divergenze significative sulle modalità di intervento, con Germania e Italia contrarie all’invio di truppe, mentre la Francia si mostra più favorevole.

Accordi di libero scambio e divisioni interne all’UE

La guerra commerciale intrapresa da Trump ha accelerato i negoziati per accordi di libero scambio con Paesi terzi, un processo complesso a causa della necessità di bilanciare apertura e protezione dei vari settori economici. L’accordo con i Paesi del Mercosur ha però evidenziato forti divisioni all’interno dell’Unione, con un no categorico da parte di Francia, Polonia, Austria e Irlanda, in forte contrasto con le posizioni dei Paesi a tradizione esportatrice come Germania e Olanda. L’Italia ha cercato un compromesso, consapevole che rifiutare l’accordo avrebbe danneggiato la sua industria, pur cercando di tutelare il proprio comparto agricolo.

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