Proteste in Iran: un giovane racconta la repressione che ha vissuto
Mahyar, 27 anni, studente del Politecnico di Milano, ha vissuto in prima persona la repressione delle proteste in Iran. «Ci hanno colpiti con questi», riferisce, mostrando un pallino d’acciaio grande come una biglia, prima di aggiungere «sono vivo» e invitando a scrivere il suo nome, poiché non gli importa più delle conseguenze, se dovesse non tornare mai più nel suo Paese, riporta Attuale.
Proveniente da una piccola città sulle sponde del Mar Caspio, Mahyar ha deciso di partecipare alle manifestazioni quando queste sono giunte vicino a casa sua. Ha descritto la brutale repressione: «Usano armi da fuoco pesanti e gas lacrimogeno su manifestanti disarmati. L’ho visto, ero nella calca. Non riuscivo a respirare». In un clima di crescente violenza, il giovane ha raccontato la preoccupazione per coloro che lo circondavano, affermando che la situazione era tesa e caotica.
Il 12 gennaio, Mahyar aveva un volo programmato, ma come molti altri è stato cancellato. L’iran ha chiuso lo spazio aereo, ma per fortuna ha ascoltato chi gli consigliava di partire prima. Durante le prime fasi delle proteste, inizialmente pensava che fosse tutto sotto controllo, dichiarando che «la gente non ha i soldi per mangiare». Solo dopo ha ricevuto notizie allarmanti dalle sue amiche, rapite per qualche ora e liberate in stato di shock. «Hanno preso due mie amiche. Due sorelle. Le hanno bendate e portate via in auto», ha raccontato.
Un paio di giorni dopo, Mahyar ha smesso di ricevere messaggi a causa di uno shutdown nelle comunicazioni. Riuscì a contattare di nuovo il suo amico il 14 gennaio, mentre si trovava all’aeroporto di Istanbul. Ha raccontato che «hanno ucciso manifestanti disarmati» e che le autorità si erano rifiutate di restituire i corpi alle famiglie. «Hanno chiuso le strade principali della mia città e hanno messo i cecchini sui tetti di diversi palazzi», ha aggiunto, sottolineando l’urgenza di far conoscere la verità su quanto accadeva.
Secondo le ultime segnalazioni, in soli alcuni giorni sono stati arrestati circa 150 manifestanti nella sua città. Un amico che vive in Iran, e sta completando la leva obbligatoria, ha informato Mahyar delle pressioni esercitate sui vigili del fuoco, invitandoli a lanciare acqua bollente sui manifestanti. Per fortuna, i vigili del fuoco si sono rifiutati, ma hanno dovuto affrontare minacce di licenziamento. «Scrivete pure il mio nome – ha concluso Mahyar – Non mi importa più. Se anche non dovessi più tornare in Iran. Non avete idea di cosa stanno facendo. Questa volta devono pagare».
Le manifestazioni in Iran continuiamo a evolversi, e la comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione la situazione dei diritti umani nel paese, mentre il governo cerca di mantenere il controllo su un’onda di proteste senza precedenti.